
La polemica lanciata dal proprietario degli impianti sciistici di Bosco Gurin Giovanni Frapolli sulle settimane bianche organizzate dalle scuole ticinesi approda sul tavolo del Consiglio di Stato.
O meglio, è approdata sul tavolo del Consiglio di Stato già prima che Frapolli chiedesse al DECS un risarcimento danni di 75'000 franchi per il mancato arrivo a Bosco Gurin di scolaresche che hanno preferito recarsi Oltralpe nonostante l'obbligo di restare in Ticino.
Già lo scorso 7 dicembre la deputata PPD Nadia Ghisolfi aveva infatti inoltrato al Governo un'interrogazione per capire in che modo viene applicata la mozione approvata nel 2013 dal Gran Consiglio, che chiedeva di adottare disposizioni vincolanti volte a fare in modo che le scuole cantonali ticinesi organizzino le proprie settimane bianche nelle Valli del Ticino e - per quanto attiene alle scuole elementari - che l’Autorità cantonale si impegni a sensibilizzare i Comuni a fare capo alle strutture ticinesi.
Nel suo atto parlamentare Ghisolfi ricorda che la mozione dava altresì la facoltà alle scuole ticinesi di far capo a stazioni fuori dal Ticino "in casi di manifesta impossibilità, da parte delle stazioni ticinesi, nell’ospitare gli studenti."
La deputata PPD pone quindi al Governo le seguenti domande: "1. Qual è la situazione a seguito dell’adozione da parte del Gran Consiglio della mozione “I corsi scolastici di sci e le settimane bianche organizziamole in Ticino! Si emanino disposizioni chiare e vincolanti per aiutare le stazioni invernali e le regioni periferiche ticinesi"? 2. Il Dipartimento ha concesso delle deroghe? Se sì, quali e quante? Con quali motivazioni? 3. Quante scuole hanno svolto i loro corsi in Ticino e in quali stazioni? 4. Che misure sono state adottate per sensibilizzare i Comuni e le scuole elementari? Con quali risultati?"
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