
È bufera sui Verdi del Ticino dopo il duro attacco alla candidata PS Amalia Mirante, criticata – lo ricordiamo – per “essersi detta favorevole a un salario minimo di 19 franchi all’ora, sconfessando pubblicamente il suo partito, che di fatto ha sempre sostenuto di non accettare una soluzione inferiore a 20 franchi orari".
La diretta interessata ha replicato a Ticinonews alle accuse mosse dagli ecologisti (vedi suggerito) e ha ribadito il concetto con un post su Facebook: “C'è un po' di gente confusa o un po' di gente che fa confusione per guadagnare quattro voti. Le foto che vedete sono state scattate in Piazza Manzoni a Lugano, il 7 giugno 2015, verso le 17:30. Era la manifestazione a sostegno dell'iniziativa "Salviamo il Lavoro in Ticino". Mi vedete con Tamara Merlo, infaticabile attivista per quella iniziativa e con altri, tra cui Giorgio Fonio, Giancarlo Seitz e Carlo Lepori. Chi oggi scrive sciocchezze, in quella piazza non c'era. Alla manifestazione eravamo forse una trentina di persone in tutto. Ma una settimana dopo, grazie alle persone che hanno proposto l'iniziativa (io tra quelle - unica esponente PS) e si sono impegnate nella campagna, i salari minimi sono stati iscritti nella Costituzione. Quelli che oggi fanno i fenomeni non starebbero discutendo di alcun salario minimo se non fosse stato per noi. Giusto per mettere i puntini sulle i. Che tristezza la campagna elettorale fatta così...”
Critiche sono piovute anche dallo stesso Fonio (“Non so quanto sia utile, in questa fase, dividere il fronte di chi ha proposto, di chi ha sostenuto e di chi ancora oggi difende il salario minimo”) e dal redattore responsabile di GAS social Corrado Mordasini (“Si, questi sono oggettivamente attacchi ignobili. Siamo a livello di fake news con negli USA di Trump”) e anche la candidata dei Verdi Mara Grisoni si è smarcata dal comunicato del suo partito: “Quanta gente pronta a screditare gli altri per un pugno di voti. E la cosa triste è che accade tra persone della stessa area politica. Pori num!”
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