Cerca e trova immobili
Ticino
Quando le botte subite in silenzio provengono dal figlio
Quando le botte subite in silenzio provengono dal figlio
Quando le botte subite in silenzio provengono dal figlio
Redazione
8 anni fa
Sotto i fumi dell’alcol un 32enne di Chiasso ha maltrattato per anni i genitori: condanna sospesa

È un atto d'accusa corposo e denso di maltrattamenti quello presentato ieri dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. L'incarto delinea la storia di un disagio che, tra le mura di una famiglia apparentemente normale di un quartiere popolare di Chiasso, durava da anni.

A comparire davanti alla Corte delle Assise criminali è stato un 32enne che per sette anni ha riversato la propria aggressività sui genitori. A scatenare ed enfatizzare il suo agire un serio problema con l'alcol che non è mai riuscito a tenere sotto controllo. Se vittima di strattoni, sberle e botte sono oltretutto i genitori – che con il passare degli anni e con l'abituarsi alle violenze diventano sempre più deboli – ecco che la forza per denunciare può venir meno.

Di querele, come riportato dal Corriere del Ticino, ce ne sono state tante in passato, fatte nell'impulso del momento, spinte dallo sconforto e dalla disperazione per una situazione ormai insostenibile. Rettificate però puntualmente quando, a mente fredda, il coraggio di voltare le spalle a quell'unico figlio che ti rimprovera di non essere capito ed esser sempre stato lasciato solo scompare.

Nel marzo di quest'anno la svolta. La procura apre un'inchiesta penale e le accuse che ne scaturiscono sono di coazione e lesioni semplici. I primi di aprile, il 32enne finisce in carcere dove rimarrà ancora per poco. La Corte lo ha infatti condannato ad una pena detentiva di tre anni sospesa in cambio della permanenza in una struttura per la cura dalla dipendenza dall'alcol e per il reinserimento sociale. Se dovesse tornare a bere, tornerebbe anche in carcere.

"Non so quanti processi ho affrontato negli anni, ma questo mi rimarrà in mente per lo sguardo basso e triste di suo padre – ha confessato il giudice Marco Villa –. Se ne ricordi anche lei e ci ripensi di tanto in tanto".

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata