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Ticino
Quando il Covid porta a una tetraplegia
Ginevra Benzi
5 anni fa
È quanto è successo a Marco Pronini, responsabile fino al 2017 del famoso trenino bianco e rosso che gira per Lugano, che per 11 mesi è stato costretto a letto in vari ospedali

“Per me il Covid è sempre stato ‘eh vabbè, faccio 10 giorni a casa ed è finita lì, invece...’ ”. Sono queste le parole commoventi di Marco Pronini, rilasciate ai microfoni di Ticinonews alla centrale operativa del Trenino Turistico di Lugano.

La storia di Marco
Il 22 dicembre 2020 Marco Pronini viene ricoverato presso la clinica Moncucco; 4 giorni dopo arriva l’intubazione. Fino al 29 gennaio Marco è in coma, ma al risveglio le notizie sono tutt’altro che positive: è tetraplegico. “Non potevo muovere niente, mi imboccavano. Non potevo muovere niente, solo un dito della mano. Le infermiere mi avevano detto che dovrebbe essere reversibile... e se non lo è? Ho preso paura, mi si è gelato il sangue”, racconta emozionato. Un’esperienza traumatica ma che Marco Pronini è riuscito ad affrontare grazie alle terapie, al sostegno dei famigliari e degli infermieri. Col tempo ha iniziato a muovere collo e busto, ma lo stare a letto per così tanto tempo ha anche causato piaghe da decubito, portando anche un posticipo delle terapie per la tetraplegia.

Una ripresa miracolosa
“Sono stato miracolato perché dovevo restare sulla sedia a rotelle e invece ho insistito di andare col girello e adesso con le stampelle. Ma soprattutto col morale, perché quando sei dentro il morale ti cade per terra”, aggiunge Pronini. Adesso che è tornato a casa Marco spera in una totale ripresa, infatti fra poco tempo potrà forse dire addio anche alle stampelle.

Un messaggio per sensibilizzare
“Ho raccontato la mia storia perché ci tenevo a raccontare come il Covid ti può ridurre. Non dico che tutti si devono vaccinare, però io sono un esempio di quello che può succedere”, conclude. Per chi si trova ora in una situazione analoga il messaggio di Marco Pronini è quello di non mollare, di non arrendersi e seguire le terapie: “Perché solo così c’è speranza di vedere una luce in fondo al tunnel”.

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