
Neanche la Supsi è al riparo dai tentativi di truffe informatiche. “Purtroppo dobbiamo informarvi che abbiamo evidenza di essere oggetto di interesse da parte di almeno due gruppi criminali. Gli attacchi non termineranno e anzi, stanno già continuando in forme e con intenti diversi”. Così recita un messaggio via e-mail che la Scuola universitaria professionale ha di recente inviato a tutti i suoi dipendenti. Il tentativo di truffa mira al furto delle credenziali di accesso dei collaboratori dell'istituto. La strategia scelta è l’ormai consolidato sistema del phishing il quale, in breve, prevede il ricorso a e-mail e siti malevoli nascosti dietro layout e grafiche che sembrano affidabili e reali. Lo scopo è ottenere dall'incauto internauta informazioni riservate, private o professionali.
Attenzione fondamentale
Per fortuna nessuno alla Supsi è caduto nella trappola tesa da questi malviventi della rete. "I collaboratori hanno segnalato in maniera tempestiva il contatto sospetto", ci conferma Gabriele Guerra, responsabile del servizio di informatica della Supsi. "Una delle forme di difesa principali in questo senso è proprio la capacità dei collaboratori di riconoscere questi attacchi e di sapere come reagire". Fondamentale quindi la segnalazione tempestiva.
Messaggi Whatsapp
I criminali non si sono però limitati al solo phishing: si sono spacciati anche per il presidente del Consiglio della Supsi, Alberto Petruzzella. "Ho bisogno che tu mi aiuti ad acquistare alcuni articoli da regalo per me in qualsiasi negozio, lì intorno a te. Mi servono per le donazioni, ok?" Questo il messaggio inviato su Whatsapp a un collaboratore della Scuola dal sedicente Petruzzella. Il numero di cellulare ha un prefisso svizzero e sull'immagine del profilo appare effettivamente il volto del presidente del Consiglio della Supsi. Il collaboratore, però, non si lascia fregare e risponde: "Adesso chiamo il signor Petruzzella sul telefono fisso per verificare". L'app di messaggistica, ci spiega Gabriele Guerra, "è un canale anomalo per attacchi di questo tipo. È la prima volta che vediamo un tentativo di truffa di questo genere su Whatsapp". Anche in questo caso è stata decisiva "la capacità di reazione del collaboratore, che ha saputo identificare un comportamento sospetto".
Usi: "Attacchi endemici"
La Supsi ci fa sapere che al momento non è stata presentata alcuna denuncia per i fatti citati. I "cugini" dell'Usi, invece, ci dicono che l'Università "non è colpita da ondate fuori dalla norma di attacchi informatici con tentativi di truffa e phishing in questo periodo. Bisogna però dire che questi attacchi sono diventati endemici negli ultimi anni. Un certo numero degli stessi, quindi, è purtroppo normale".

