Il Gruppo PPD sottopone delle domande al Governo sulla ripartenza di lunedì 11 maggio
Il Consiglio di Stato ticinese ha deciso di riaprire le scuole l’11 maggio “in linea con le disposizioni federali, sebbene il resto della Confederazione non abbia fronteggiato le stesse criticità del Ticino, una delle regioni più colpite d’Europa”, scrive la PPD Nadia Ghisolfi in un’interpellanza inoltrata a nome di tutto il Gruppo PPD. Una decisione, che sottolinea la deputata, “ha scatenato un putiferio mediatico, con le rassicurazioni da parte del Governo sull'incolumità degli studenti”. Ghisolfi ricorda le molte “posizioni discordanti” dei tecnici in merito alla scuola e ha deciso di porre alcune domande al Governo, “soprattutto in considerazione del principio di prudenza”. Va sottolineato, che l’interpellanza di Nadia Ghisolfi è stata inoltrata al Governo prima che fosse reso noto il caso di un bambino ticinese di 10 anni ricoverato in cure intense. Ecco le domande:
Quali soluzioni di insegnamento sono state previste per gli allievi considerati a rischio o per quei ragazzi che vivono con persone per le quali contrarre il virus potrebbe rappresentare un pericolo?Per quale ragione si aprono negozi, scuole e ristoranti, ma poi non si ritiene opportuno e possibile organizzare degli esami di maturità, neppure quelli orali?E’ stato considerato il possibile impatto dell’infettività dei bambini positivi sui genitori e gli altri membri del nucleo famigliare ? (Ricordiamo che questi ultimi non potranno mantenere le distanze in casa né utilizzare giorno e notte le mascherine).Vi sono stati comuni che hanno presentato serie difficoltà nell’applicare tutte le disposizioni cantonali? E se sì, il Governo per questi casi può fornire alle famiglie la garanzia di una sicurezza dal profilo sanitario e di un’equità di trattamento nei confronti degli altri allievi ticinesi?Quali elementi scientifici hanno a disposizione le autorità per garantire che le scuole non saranno focolai di covid-19 con il rischio, inoltre, di favorire l’aumento dei casi della sindrome di Kawasaki?Le disposizioni sanitarie scolastiche e le valutazioni fatte prevedono anche misure - indirizzate anche alle famiglie - volte a riconoscere in tempo i sintomi della sindrome di Kawasaki?Nel caso in cui si dovesse constatare un contagio presso una sede scolastica, sia da parte di un allievo che di un docente, quali saranno le immediate misure sanitarie e di comunicazione alle famiglie previste?Il Governo è pronto ad assumersi la responsabilità dell’eventuale nuovo aumento dei contagi in particolare da parte dei bambini, ma anche dei docenti e dei loro genitori?© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata