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Ticino
"Quale industria in Ticino?"
"Quale industria in Ticino?"
"Quale industria in Ticino?"
Redazione
10 anni fa
Adottata una risoluzione da parte di UNIA per ripensare a un modello di sviluppo industriale diverso da quello attuale in Ticino

I delegati del settore industria di Unia Ticino si sono riuniti in assemblea a Manno e hanno adottato una risoluzione per ribadire la necessità di ripensare a un modello di sviluppo industriale del Cantone Ticino, che non porti soltanto aziende con posti di lavoro a basso valore aggiunto. Il sindacato chiede inoltre che tutti i settori industriali siano sottoposti ad un contratto collettivo o normale di lavoro e che gli aiuti (statali, comunali e comunali) vengano concessi soltanto a quelle aziende che sono sottoposte a un CCL e che non impieghino più del 2% di pesonale interinale. 

Ecco tutti i punti contenuti nella risoluzione: 

· il Ticino ha optato sostanzialmente per una politica economica a favore delle aziende d'esportazione, basata sostanzialmente sugli sconti fiscali e sulla possibilità di poter reperire personale qualificato a salari sovente appena superiori a quelli praticati in Italia.· differentemente ai Paesi a noi vicini, nelle imprese spesso non vi sono delegati sindacali e le aziende sono libere di non firmare un contratto collettivo di lavoro, inoltre la partenza e la chiusura di aziende straniere dal territorio ticinese solleva non pochi interrogativi e impone una riflessione sul modello di sviluppo nel nostro territorio.· Per anni, Mendrisiotto su tutti, si sono insediate nel nostro territorio aziende estere a basso valore aggiunto per mera speculazione e perché attratti dalla possibilità di impiegare manodopera qualificata a salari bassi, a disposizione in grande quantità in Lombardia e Piemonte. I vantaggi fiscali, sono ulteriori elementi che hanno attratto in Ticino molte imprese.· L’uso eccessivo del personale interinale come fattore di aggiramento dei disposti legali e contrattuali e come presupposto per smantellare i contratti collettivi di lavoro quale ulteriore elemento di sfruttamento industriale e sociale del precariato, è fermamente condannato.· Il Ticino non può più speculare sulla quantità delle aziende, perchè se fino a qualche anno fa si credeva che la somma di tante aziende a basso valore aggiunto avrebbe creato lavoro e generato molte entrate fiscali da ridistribuire sul territorio, ora questo modello è messo in dubbio dal degrado sociale che ha generato per i salari bassi, oramai fenomeno strutturale e per aver fomentato nella popolazione residente l’idea che la causa del problema sia da ricercare nella presenza di manodopera frontaliera.· il costo sociale di questo modello di sviluppo economico si sta rivelando più alto rispetto al beneficio economico che ne deriva. Se facciamo un bilancio tra i vantaggi e gli svantaggi è evidente che il saldo è negativo. Il traffico che paralizza il Mendrisiotto si ripercuote sulla qualità di vita dei suoi abitanti, la qualità dell'aria, l'urbanizzazione, i costi della salute, i salari sempre più bassi e relativi introiti fiscali al ribasso, l’aumento dell’aiuto sociale, non sono che alcuni degli svantaggi.· questo è il risultato di una politica industriale miope che non può più essere accettata e che va modificata in profondità.

Sulla base delle considerazioni esposte il sindacato chiede:

· di avviare al più presto una discussione per un nuovo ripensamento generale di modello di sviluppo industriale del Cantone Ticino, aprendo una riflessione seria e approfondita sul modello idoneo per il nostro territorio. Necessario trovare un equilibrio affinché le aziende che si installano da noi non portino soltanto posti di lavoro a basso valore aggiunto, non occupino soltanto lavoratori frontalieri e non generino un problema di traffico ormai divenuto insostenibile· Che gli aiuti statali, cantonali e comunali, cosi come gli sgravi fiscali, vengano concessi solo alle aziende che sono sottoposte ad un Contratto collettivo di lavoro e che retribuiscono salari che permettono di vivere decorosamente in Svizzera e che non impieghino più del 2% di personale interinale, · Che tutti i settori industriali siano sottoposti ad un contratto collettivo o normale di lavoro a tutela dei lavoratori,· Che l’iniziativa popolare per un salario minimo adottata dal popolo ticinese venga attuata immediatamente con un progetto di legge.

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