
Il sistema scolastico attuale – ampia fascia dell’obbligo e divaricazione tra studi superiori e formazione professionale – è un prodotto della storia, non un modello assoluto. In futuro l’insegnamento, ossia la trasmissione delle esperienze e dei saperi tra le generazioni, potrà e dovrà trovare altre forme. Nel presente è tuttavia necessario difendere una scuola pubblica che non sia a esclusivo servizio dell’economia, e valorizzarne meglio la dimensione culturale".E' questa la premessa di un'iniziativa generica con la quale i Verdi ticinesi chiedono di ridiscutere il sistema dei livelli della scuola media. "A metà degli anni ottanta il Ticino - vi si legge ancora - poté contare su una struttura che avesse per obiettivo quello di “assicurare, soprattutto ai ceti meno privilegiati, una formazione culturale più ampia e un corredo di conoscenze più ricco di quello dato alla scuola maggiore; (…) posticipare le scelte d’orientamento a un’età più avanzata; favorire le scelte d’orientamento in funzione delle reali attitudini, senza discriminazioni d’origine sociale o ambientale” (dal Messaggio del Consiglio di Stato del 2 luglio 1985 concernente la modificazione della Legge sulla scuola media del 21 ottobre 1974). Ma la scuola media unica non era poi tanto unica: essa era divisa da due cicli biennali. Il primo ciclo sarebbe stato a classi eterogenee, il secondo con due sezioni A e B intercambiabili. Non si tratta delle classi differenziali cui alludeva don Milani, ovvero alla creazione di corsi specifici per i più “deboli”, con un numero di allievi inferiore e un rapporto pedagogico più diretto, che portassero comunque ad un risultato comune, bensì siamo di fronte a una discriminazione sociale, tant’è vero che lo stesso ufficio statistico del Dipartimento dell’Educazione del Canton Ticino, in una ricerca di Mario Donati (1999) ammette come la scelta dei livelli e, di conseguenza, dopo l’obbligo, degli studi superiori o dell’apprendistato, sia influenzata in modo evidentissimo dalle condizioni socioeconomiche familiari". Ora, secondo i Verdi, "il Consiglio di Stato ha saggiamente imboccato la strada di una diminuzione degli allievi per classe. Inoltre, siamo di fronte all’applicazione del concordato Harmos, un’occasione per correggere il tiro ed imparare dagli errori". Inoltre, "una scuola equa ed eccellente non è un’utopia, come dimostrano paesi quali la Finlandia (ma non solo): è una conquista democratica reale". Fatte queste considerazioni, i Verdi chiedono "la modifica dell’articolo 7 della Legge sulla scuola media in modo che il sistema di livelli A e B nella scuola media venga abolito a favore di una scolarità unica e differenziata per allievo e non per scelte spesso dettate all’appartenenza sociale". "In effetti qualche cosa non funziona a dovere"Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento Educazione, Cultura e Sport commenta così l'iniziativa dei Verdi: "È vero, che il sistema dei livelli non è un modello eterno. E per me, che mi sono interrogato su questo modello già quando stavo in Gran Consiglio, la riapertura – o meglio lo sviluppo dato che è sempre aperto -del dibattito sulla scuola media è essenziale. I dati mostrano che ci sono ragazzi del livello 2 che risultano migliori rispetto ad alcuni del livello 1. Se poi pensiamo che nella società, aziende comprese, c’è la tendenza a considerare validi solo i ragazzi del livello 1, capiamo che qualcosa non funziona a dovere".Inoltre: "È interessante poi il riferimento all’esperienza finlandese presente nell’iniziativa. Proprio la settimana scorsa l’Internazionale ha pubblicato un ampio servizio sulla scuola finlandese, cinque milioni e mezzo di abitanti su un territorio esteso otto volte il nostro. Questa scuola da lungo tempo eccelle nelle indagini Pisa pur con un’attenzione quasi personalizzata per non lasciare indietro nessuno. E nella scuola finlandese c’è una fortissima disomogeneità etnica".B
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

