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"Quadri: ruolo incompatibile"
"Quadri: ruolo incompatibile"
"Quadri: ruolo incompatibile"
Redazione
11 anni fa
Giovanna Masoni parla degli attacchi del Mattino della domenica al LAC. Giovedì se ne discuterà in Municipio

Non è certo da ieri che se ne sta discutendo. La posizione di Lorenzo Quadri, direttore del Mattino della domenica e membro dell'Esecutivo di Lugano, genera da tempo malcontenti e mugugni.

Ora però la questione è sbarcata ufficialmente sui banchi del Municipio, che ne discuterà verosimilmente giovedì prossimo in seduta. La goccia è stata la prima pagina del Mattino di domenica scorsa, e alcuni articoli apparsi contro il LAC.

Radio 3i ha sentito in merito la municipale e capodicastero cultura della Città di Lugano, Giovanna Masoni.

"Ne abbiamo discusso settimana scorsa, perché abbiamo avuto un attacco sul Mattino a dei privati che stanno aiutando moltissimo il LAC e il museo" afferma Masoni. "Quindi un attacco assolutamente contrario all'interesse della Città e alla buona riuscita dei progetti democraticamente votati."

"Penso sia positivo se finalmente il Municipio se ne occupa" aggiunge Masoni. "Ritengo che nella sostanza delle cose, non nella forma, essere redattore di un giornale ed essere in un Esecutivo come quello di Lugano sia incompatibile."

Come fare concretamente per limitare questo tipo di situazioni? Bisognerà fare una legge?

"Non sono poi tanto le leggi che possono regolare questi aspetti. In realtà ci sarebbe una via, ovvero quella di essere in grado di separare completamente l'attività privata dalla funzione istituzionale. Io lo faccio nella mia professione, la mia attività privata non ha nessun contatto con la mia attività politica, sono completamente separate."

"È chiaro che ci sono alcune professioni, come quella del redattore di un giornale, in cui questo è molto difficile. In realtà la compatibilità è quasi inimmaginabile. Prevedere la carica al 100% per me non è una soluzione perché risolve un problema ma ne crea altri."

Il discorso è dunque professionismo contro milizia. Lei, ci pare di capire, è per quest’ultima?

"Io rimango per la milizia per due ragioni. Primo per l'indipendenza del politico. Chi fa politica al 100% diventa dipendente dalla politica, quindi dovrà sempre cercare il consenso a tutti i costi, perché anche economicamente ne dipenderà. E questo secondo me è un male. Il secondo è che il politico al 100% rischia poi con il trascorrere del tempo di vivere in una bolla che è un po' irreale. Perché l'economia reale, vera, è un'altra."

"Io lo vedo con la mia professione di avvocato e notaio, mi permette di avere il polso di certi problemi prima che arrivino ad essere discussi nell'ente pubblico. Noi quando abbiamo fatto il business plan del LAC, nel 2007, avevamo già fatto due scenari, quello A, congiuntura favorevole, e quello B, congiuntura sfavorevole. Puntualmente siamo arrivati nello scenario B, però l'avevamo già previsto perché io, lavorando nel privato con l'economia privata, questo lo vedevo arrivare."

Ascolta l'intervista di Radio 3i a Giovanna Masoni nell'audio allegato.

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