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Ticino
Putelli sugli ordini di abbattimento dei lupi, «Un compito difficile per varie ragioni»
screenshot video
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Redazione
12 ore fa
Il capo ufficio caccia e pesca commenta i cinque lupi abbattuti dalle autorità a fronte dell'obiettivo di venti esemplari nell'ambito della regolazione proattiva. Intanto spunta un'interpellanza firmata Udc che chiede al Governo «cosa non ha funzionato in Ticino?»

«Questo secondo anno ha confermato che sono ordini tutt'altro che scontati da portare a termine». Tiziano Putelli, capo ufficio caccia e pesca del Cantone Ticino, commenta così a Ticinonews quanto ottenuto dalle autorità cantonali nell'ambito della regolazione proattiva del lupo. Ricordiamo infatti che su un totale di venti esemplari da catturare, ne sono stati abbattuti cinque, un quarto. «Per cinque dei sette branchi che dovevamo regolare si è trattato del primo anno di lavoro, quindi non avevamo molta esperienza e conoscevamo poco gli animali. Inoltre, alcune mute sono transfrontaliere, quindi passano parte del loro tempo in Italia e parte in Ticino». Ma non solo, perché quando si parla di lupo, si parla di «animali che si muovono molto sul territorio e va riconosciuto che alcuni comprensori occupati da certi branchi sono molto impervi ed è difficoltoso intervenire in questi comparti».

Il gruppo di supporto

Tra i progetti sul tavolo per aiutare i guardiacaccia a regolare i lupi c'è il gruppo di supporto. «Ci siamo confrontati con altri cantoni, in particolare con il Vallese, e attualmente stiamo cercando di mettere in campo un gruppo di cacciatori selezionati e formati che possano supportare gli esperti nei periodi extra venatori, quindi fuori dal periodo di caccia».

Avvistamenti e valutazioni

Durante la stagione fredda, soprattutto con l'arrivo della neve, la selvaggina si sposta verso valle e il predatore segue la preda. In altre parole: la possibilità di avvistare i lupi è maggiore. «Per noi è importante ricevere tempestivamente la segnalazione di questi avvistamenti, così da poterla valutare. In primo luogo facciamo un'analisi oggettiva della situazione, per capire se c'è una possibilità o una necessità di intervento». In particolare, aggiunge il capo ufficio, «viene verificato che un lupo non si abitua ad avvicinarsi spontaneamente durante il giorno alle zone abitate e che non perda il timore verso l'essere umano».

«Cosa non ha funzionato in Ticino?»

Visti i risultati ottenuti dal Cantone per quanto riguarda la regolazione proattiva del lupo, oggi è arrivata anche un'interpellanza targata Udc e presentata da Aline Prada, con come cofirmatari Raide Bassi, Alain Bühler, Andrea Giudici, Sergio Morisoli e Roberta Soldati. «Quanto emerso solleva interrogativi seri sull’efficacia dell’azione cantonale, alla luce del fatto che solo cinque lupi sono stati abbattuti a fronte di un obiettivo autorizzato di circa venti esemplari», si legge nell'atto parlamentare.

Le domande

1. Quali strumenti concreti e quali misure operative sono stati messi in atto dal Cantone per dare esecuzione all’ordine di regolazione del lupo autorizzato dalla Confederazione?
2. Per quali motivi gli obiettivi di abbattimento non sono stati raggiunti?
3. In cosa differisce, secondo il Consiglio di Stato, l’approccio operativo adottato in Ticino rispetto a quello applicato nei Cantoni dei Grigioni e del Vallese, dove la regolazione del lupo pare abbia prodotto risultati più rilevanti?
4. Risulta al Consiglio di Stato che la caccia al lupo in Ticino sia stata poco attrattiva per i cacciatori? In caso affermativo, quali sono le cause principali individuate (ad esempio regole troppo restrittive, procedure complesse, rischi legali, sanzioni o conseguenze economiche rilevanti in caso di errori)?
5. Il Consiglio di Stato ritiene che l’attuale quadro normativo e procedurale cantonale sia adeguato per consentire una regolazione efficace del lupo, oppure riconosce la presenza di ostacoli che ne hanno compromesso l’attuazione?
6. Quali misure correttive concrete e quali tempistiche intende adottare il Consiglio di Stato per garantire che, in futuro, le autorizzazioni federali concesse al Ticino possano essere attuate in modo efficace e credibile, a tutela del settore alpestre e dell’interesse pubblico?