
È di nuovo record. È la prima volta che il numero di frontalieri in Ticino arriva a toccare quota 67'900. Il bilancio è stato comunicato ieri dall’Ufficio Federale di Statistica ed è relativo ai mesi di luglio-agosto-settembre 2019. Fra il secondo e il terzo trimestre dell’anno la variazione è del 2.7% e del 7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Un record che Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’Economia di DFE commenta cosi ai microfoni di TeleTicino: "La lettura che si può dare è di un'economia che tutto sommato è capace di generare posti di lavoro, malgrado anche le sfide a livello internazionale che non sono poche. La disoccupazione resta bassa al 2,6% (il dato è di ottobre 2019), addirittura con un aumento inferiore rispetto a quello del 2018. Anche la disoccupazione, ai sensi dell'Organizzazione internazionale del lavoro, è in sostanziale stabilità se guardiamo il trend nel lungo periodo. D'altra parte resta in ogni caso il tema della pressione che questa disponibilità di posti di lavoro fa sul mercato del lavoro e quindi anche sui livelli salariali".
Cosa fare dunque per cercare di alleggerire questa pressione sul mercato del lavoro e sui salari? "Bisogna lavorare a diversi livelli, innanzitutto da un punto di vista di politiche di sviluppo economico, favorendo l'evoluzione di un'economia forte, competitiva, che possa pagare degli stipendi interessanti per chi vive e lavora in questo Cantone. Dall'altra parte bisogna intervenire anche con gli strumenti previsti dalle misure accompagnatorie della libera circolazione, come i contratti normali di lavoro che in Ticino abbiamo più volte attivato".
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