
La sentenza contro il pentito di mafia Gennaro Pulice stabilisce la veridicità delle sue dichiarazioni fatte lungo il corso dell'inchiesta agli inquirenti italiani. Ieri il giudice per l'udienza preliminare di Catanzaro ha condannato assieme a lui altri 33 imputati nel processo Andromeda, per vari reati quali l’associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni e possesso armi. Accolte quasi in toto le richieste del pm Elio Romano. Pulice è stato condannato anche per 2 omicidi nel 2003 a Lamezia Terme.
L’operazione antimafia era scattata nel maggio del 2015 quando Pulice era stato arrestato. L'ex killer della 'ndrangheta, come noto, nel 2013 si trasferì a Lugano (dove aprì una serie di attività tra cui una fiduciaria e un bar), ottenendo a suo dire un permesso di residenza pagando un funzionario cantonale "di origini calabresi", ha specificato negli atti senza però fornire un nome.“La sentenza di ieri stabilisce l’attendibilità e l’affidabilità quale collaboratore di giustizia", ha riferito il pm Romano a Radio3i. Una sentenza stemperata dalla legge italiana. "In questo caso - specifica ancora il pm - Pulice ha beneficiato dell'attenuante speciale quale collaboratore di giustizia, se no avrebbe preso quasi sicuramente l'ergastolo".
L'ipotesi secondo cui il pregiudicato avrebbe pagato un funzionario pubblico è stata smentita a più riprese dal Dipartimento delle Istituzioni e al momento sembra non legarsi al caso dei permessi fasulli emerso in questi giorni. Sul caso sembra comunque che il Ministero Pubblico della Confederazione sia a conoscenza e anche il Ministero del cantone si sia mosso. Le bocche tuttavia rimangono cucite.
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