
È il tema del momento. A seguito dell'abbandono della soglia minima di cambio tra franco e euro, i salari svizzeri, e in particolare quelli del nostro Cantone, stanno subendo una fortissima pressione al ribasso. Sono infatti numerosi i casi di aziende che hanno già provveduto a ridurre i salari dei propri dipendenti, suscitando l'ira dei sindacati.
Sindacati che denunciano una lombardizzazione del Ticino e che chiedono a viva voce di introdurre dei contratti collettivi in tutti i settori lavorativi, al fine di salvaguardare il livello dei salari ticinesi.
Ma non tutti sono convinti che quella dei contratti collettivi sia la strada migliore per preservare il potere d'acquisto dei lavoratori ticinesi. Anzi, tra gli industriali sono in molti a pensare che l'effetto sortito sarebbe proprio il contrario.
"Nei prossimi giorni dimostreremo la grande fregatura dei salari minimi: come spalancare le porte alla manodopera proveniente dall'estero" ha scritto ieri sera su Twitter il direttore di AITI Stefano Modenini. "Pubblicheremo i contratti collettivi a 2'500 franchi mensili firmati dai sindacati. Ci sarà da divertirsi."
Modenini, da noi interpellato, ci spiega che in questi giorni intende discutere con gli imprenditori la strategia per contrattaccare a quella che lui ritiene una campagna denigratoria contro gli industriali lanciata da sindacati e professori vari.
"Tutti professori che esprimono stupidaggini colossali" afferma Modenini, secondo il quale è vero che siamo in campagna elettorale, ma occorrerebbe mantenere una certa obiettività.
"I salari minimi non sono la soluzione" prosegue Modenini. "Quando la gente capirà cosa significano, scenderà in piazza per protestare. Perché al di là dei concetti, bisogna guardare le cifre. Se si fa una percentuale del salario mediano della categoria rischiano di venire fuori salari minimi sotto i tremila franchi."
In effetti se si va a consultare i contratti collettivi in vigore nel nostro Cantone si scopre che alcuni di questi prevedono paghe sotto i 3'000 franchi. Paghe approvate dai sindacati.
I salari minimi previsti dal contratto collettivo nel settore delle pulizie, ad esempio, non consentono di raggiungere i 3'000 franchi di salario mensile. Si parla infatti di 15,50 franchi all'ora per le pulizie ordinarie, 15.80 per le pulizie di ospedali e 17.85 per le "pulizie speciali".
O ancora i salari minimi nel settore del prestito di personale, regolamentati dalla Confederazione. Si parte da 3'000 franchi al mese o 16,46 franchi all'ora, con la possibilità per le zone di frontiera del Ticino e del Giura occidentale di ridurre questa remunerazione del 10% nel primo anno di assunzione e del 5% nel secondo.
Nella vendita non esiste un contratto collettivo, bensì un contratto normale di lavoro, anche in questo caso approvato dalle organizzazioni sindacali. In questo caso si parte da salari di 16,55 franchi all'ora per raggiungere i 18,80.
E questi sono solo alcuni dei contratti collettivi di dominio pubblico, ve ne sono molti altri, siglati tra aziende e sindacati, che Modenini si dice pronto a divulgare.
"Io sono contrario ai salari minimi e del resto anche la popolazione ha bocciato le proposte in tal senso" continua Modenini. "Attirerebbero gente non solo dall'Italia, ma anche dal Marocco."
"Gli imprenditori che sbagliano, che lavorano in nero, che sottopagano il personale, vanno sanzionati. Le multe sono ancora troppo blande" afferma ancora Modenini. "Ma gli altri, la stragrande maggioranza, vanno salvaguardati."
Secondo il direttore di AITI, più che fissare dei salari minimi, per preservare il potere d'acquisto dei lavoratori ticinesi occorre ridurre il costo della vita in Svizzera. "Non ci saranno grandi possibilità di crescita, bisogna agire sui costi, abbattere i cartelli, ridurre gli aggiustamenti di costi che avvengono nella filiera produttiva. Ma lì non vediamo nessuno che si muove."
Tornando ai salari minimi, Modenini chiede infine di non puntare il dito unicamente contro gli industriali. "Perché nessuno dice cosa sta succedendo negli studi di avvocati, architetti, medici e quant'altro?"
Venerdì ci sarà un incontro con la Commissione tripartita. Gli industriali sono più che mai intenzionati a lottare per salvare le proprie aziende con i loro posti di lavoro. La controffensiva è partita.
AS
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