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Ticino
Pubblicato lo studio dell'IRE
Pubblicato lo studio dell'IRE
Pubblicato lo studio dell'IRE
Redazione
11 anni fa
È da oggi accessibile per intero lo studio commissionato dalla SECO finito al centro di aspre polemiche

È stato pubblicato ufficialmente oggi dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO) il rapporto dell'Istituto di ricerche economiche (IRE) dell'Università della Svizzera italiana (USI) sulla situazione del mercato del lavoro ticinese in seguito all'introduzione della libera circolazione.

Le conclusioni dello studio, già trapelate alcuni giorni fa, non hanno mancato di sollevare un polverone politico in Ticino: esso sostiene infatti che la sostituzione dei lavoratori residenti con frontalieri non è provata e che non vi è alcun indizio del fatto che l'assunzione di personale italiano sia dovuto a questioni salariali.

Conclusioni che hanno provocato forti reazioni politiche vista la sensibilità della tematica: la Lega ha chiesto la chiusura dell'istituto; i deputati Sergio Savoia (Verdi) e Marco Chiesa (UDC) hanno inoltrato un'interrogazione al Governo; il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò ha invitato il direttore dell'istituto Rico Maggi a pagare lo studio a sue spese. 

Il rapporto intitolato "Approfondimento della situazione del mercato del lavoro ticinese negli anni successivi all'introduzione dell'Accordo sulla Libera Circolazione delle Persone (ALCP)" è stato commissionato, ricordiamo, all'IRE dall'Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio ticinese. Ed è probabilmente uno dei membri del "direttorio" ad aver sorvolato sulla riservatezza del documento, fornendone una copia al quotidiano la Regione, che ne ha pubblicato mercoledì i punti salienti.

L'impatto dell'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone sull'occupazione e sui salari in Svizzera è stato oggetto di numerosi studi scientifici a livello nazionale, rilevano gli autori dello studio, ma il Ticino è stato spesso e volentieri trascurato. Da qui l'incarico di analizzare più accuratamente la situazione a Sud delle Alpi.

Il team di ricerca, accompagnato dai professori Rico Maggi e George Sheldon, giunge alla conclusione che l'assunzione di frontalieri da parte delle imprese ticinesi "è spesso fatta in modo casuale", basandosi sul semplice profilo professionale. Il rapporto salario/prestazioni sembra essere un criterio "di importanza secondaria nel reclutamento". Gli studiosi rilevano che l'indagine mette in luce una "carenza di manodopera qualificata" in Svizzera, "ragione principale del reclutamento di manodopera straniera".

Inoltre il rapporto rileva che "non si riscontra alcuna prova che l'impiego di lavoratori frontalieri abbia aumentato il rischio di disoccupazione dei lavoratori nativi - né in Svizzera né in Ticino".

In reazione alle forti polemiche, l'USI ha precisato che la ricerca si basa su dati concreti, ovvero su un'analisi quantitativa sui dati della Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS) e della Statistica dei frontalieri (STAF) dell'Ufficio federale di Statistica. 

In allegato trovate tutti i risultati dello studio. 

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