
L’inchiesta su quanto è accaduto alla Manor di Lugano prosegue. Sarà fondamentale, nei prossimi giorni, capire se si sia trattato di un atto terroristico o il gesto di una persona con problemi psichici ma nel frattempo di certo c’è che la 28enne è stata trasferita oltre Gottardo perché la competenza è passata dal piano cantonale al piano federale.
Sicurezza anticipata a Lugano
La Polizia di Lugano nel frattempo ha deciso di rafforzare la sicurezza, anticipando il dispositivo delle feste. Roberto Torrente, comandante Polizia Città di Lugano, l’ha confermato ai microfoni di Teleticino. “Abbiamo cominciato ad anticipare alcune misure che erano previste per qualche settimana più tardi, saremo presenti di più a piedi e in modo visibile in città. Ora è importante dare una risposta forte a questo sentimento soggettivo della gente”.
Gli elementi su questa vicenda però sono pochi, ma è importante capire che cosa scatta nella testa di chi compie atti simili. Teleticino ha cercato di fare chiarezza insieme al criminologo Franco Posa.
Abbiamo a che fare davvero con una terrorista? Si tratta di una persona con problemi psichici? O le due cose vanno di ugual passo?
“Il caso specifico non è a mia conoscenza ma la letteratura scientifica sì. È molto importante chiarire due aspetti. Il legame tra religiosità e benessere psicofisico è ampiamente documentato ed esiste anche un legame ampiamente documento tra la spiritualità e l’essere religiosamente attaccati fino a essere estremisti e il benessere psicofisico. Sono due estremi discordanti con un comune risultato. Meno del 20% della popolazione che si è legata alle attività di terrorismo hanno una storia psichiatrica, questa è l’epidemiologia della situazione. Altro dato molto interessante è che una volta tempo fa chi si occupava di reclutamento stava molto attento a evitare il tentativo di gestione di terroristi con problemi psichiatrici ma negli ultimi quattro anni è cambiata, c’è una volontà di arruolare ‘chiunque’. Ci tengo a non legare con certezza aspetti psichiatrici al comportamento come quello che abbiamo visto a Lugano”.
La 28enne si è detto che avesse smesso di assumere farmaci. Un paziente può prendere deliberatamente decisioni simili?
“Nell’esperienza psicopatologia forense esistono storie di pazienti che autogestiscono le scelte. L’aspetto criminologico sottolinea che non bisogna convincersi del fatto che chi commette atti di terrorismo ha per forza una storia psichiatrica, i numeri sono bassi. C’è spesso una storia difficile e personale complessa dal punto di vista umano, sociale, c’è una voglia di questi soggetti di avere una rivincita e si legano in questa brutta avventura di seminare paura”.
L’occhio del criminologo ha notato qualche dettaglio che possa essere sfuggito?
“No, sottolineo quanto sia ben gestita la situazione nel territorio elvetico e in Ticino. Il parere è quello di essere in una socializzazione ben controllata e ben gestita. Questa è una situazione in cui, ahimè, non bisogna trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, non c’è altro modo per prevenire tali situazioni. Sono così improvvise. Sono cellule singole, così pronte ad essere attive ed è impossibile dal mio punto di vista prevenire in modo assoluto un evento di questo tipo”.
C’è il rischio di emulazione di fronte a questo fatto?
“Esiste sempre questo rischio. L’esempio per chi ha la volontà di trovare la motivazione giusta per mettere qualche cosa di violento esiste, sono piccoli numeri. L’emulazione però esiste, non deve preoccupare ma non si può negare”.
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