
Manca sempre meno alla resa dei conti in casa socialista quando, al comitato cantonale di domani sera, si deciderà se continuare verso le elezioni federali sulla via tracciata dal presidente dimissionario Saverio Lurati oppure se voltare pagina una volta per tutte. Il problema è, da un lato, che il tempo stringe; dall’altro che la visione sulle prospettive future è tutt’altro che unanime.
Le bocche su quanto avvenuto domenica durante la riunione della direzione del partito, lo sappiamo, sono cucite. Ma i beninformati raccontano che gli animi si sono scaldati e che il confronto è stato acceso. Del resto perdere, di nuovo, non piace a nessuno.
Tirando le somme: se Lurati dovesse andarsene per davvero, allora le possibilità potrebbero essere due. La più plausibile è una presidenza di transizione: due o tre persone, come era accaduto tre anni fa, che traghettino il partito fino ad ottobre. Oppure in alternativa si può organizzare un congresso per eleggere un nuovo presidente: i papabili, dicono, siano Ivo Durish, reduce da un’ottima votazione, Raoul Ghisletta, presidente della sezione di Lugano, e Pelin Kandemir Bordoli, capogruppo in Gran Consiglio.
Deciso questo, non resterà che stabilire i membri della Commissione cerca, poi decidere i nomi dei candidati in lista per il Consiglio nazionale e per quello degli Stati, stabilire se riavvicinarsi ai Verdi e, se sì, in che modalità. Senza dimenticare la ricerca di una convergenza parlamentare con l’MPS e il Partito comunista…
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