
Primo giorno di scuola per Piero Marchesi. Anche se non ancora in carica - l’insediamento si terrà mercoledì prossimo - il futuro consigliere di Stato Udc ha incontrato i suoi nuovi colleghi. Una riunione informale e top secret tenutasi questa mattina a Palazzo delle Orsoline ma non nella sala del Governo. Al centro della discussione la ripartizione dei Dipartimenti. Un confronto preliminare per sondare gli orientamenti in vista della prima seduta del Consiglio di Stato che si terrà subito dopo il giuramento di Marchesi. Il Dipartimento più ambito è il Territorio già cogestito da Norman Gobbi e Raffaele De Rosa dopo l’esclusione di Claudio Zali. Gobbi non ha fatto mistero di volerlo mentre De Rosa non si è mai sbilanciato. Ma il Centro coltiva un antico desiderio di tornare alla guida del DT.
Il rasoio di Occam e i timori dei socialisti
Sulla riunione di stamattina c’è totale riserbo, ma possiamo riferirvi che nessuna decisione, neppure preliminare, è stata presa. Va detto in modo chiaro: tutto è ancora possibile. Però nel clima che si respira nei partiti e a Palazzo vale il principio del rasoio di Occam: ovvero che la soluzione più semplice è quella giusta. E dunque Norman Gobbi al Territorio e Piero Marchesi alle Istituzioni. Del resto, Gobbi secondo il principio di anzianità ha il diritto di chiederlo per primo anche se la decisione finale spetta al Collegio. E il ministro leghista gode anche di un altro vantaggio tattico: se De Rosa andasse al DT, Marchesi potrebbe finire al DSS. Un’ipotesi blasfema per i socialisti che quindi non avrebbero nessun interesse ad appoggiare questa soluzione.
Verso la linea meno conflittuale
C’è poi chi azzarda una pazza idea: tra i due litiganti, Gobbi e De Rosa, il Territorio a Marchesi. Ma pare poco probabile che l’ultimo arrivato, rappresentante del partito più piccolo, si prenda un Dipartimento asso. Sempre per l’atmosfera che si respira, anche dopo l’estate bollente appena trascorsa, la linea meno conflittuale appare quella preferita, soprattutto a sei mesi dalle elezioni. Sull’idea del non stravolgere pesa anche lo spettro dell’arrocchino che non ha portato grande consenso al Governo. Del resto, se il risanamento delle finanze è stato demandato dall’attuale Esecutivo al prossimo anche un eventuale rimpasto dei Dipartimenti sembra più logico che sia tema della prossima legislatura.

