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Prosciutti non proprio di Parma
Prosciutti non proprio di Parma
Prosciutti non proprio di Parma
Redazione
11 anni fa
In Svizzera più del 20% dei prodotti con marchio DOP non sono conformi. "La situazione è insoddisfacente"

I marchi DOP, IGP e altre simili denominazioni dovrebbero garantire al consumatore un’indicazione precisa sulla provenienza e sulla qualità delle derrate alimentari. Dovrebbero, certo. Perché spesso alcuni produttori si fregiano arbitrariamente di questi marchi di protezione. In Italia, la guerra ai falsi “DOP” è all’ordine del giorno, ma anche in Svizzera la situazione non è delle più rosee. È il laboratorio cantonale che oggi presenta i risultati di una campagna nazionale di controllo, i cui risultati mostrano, citiamo, “una situazione insoddisfacente per quanto riguarda l’utilizzo di denominazioni e indicazioni protette o designazioni riservate”.

Le ispezioni, svolte nel 2015 a livello svizzero, hanno coinvolto 963 operatori alimentari. Sono stati 1445 i prodotti controllati, svizzeri e europei, che beneficiano di denominazioni-indicazioni protette. I risultati dei controlli hanno portato alla luce una situazione palesemente insoddisfacente: “. Sono state contestate delle non conformità alla specifica legislazione vigente nel 38% delle ispezioni effettuate e per 313 prodotti controllati (22%). I controlli presso operatori alimentari hanno portato alla contestazione per non conformità della dichiarazione delle derrate alimentari in ca. il 50% delle bancarelle di mercato, nel 44% degli esercizi pubblici e nel 39% delle panetterie controllate.

Sono stati oggetto di controllo ben 625 prodotti svizzeri recanti una denominazione o indicazione protetta: nel 14% dei casi (85 prodotti) questa specifica caratterizzazione da parte dei commercianti non è risultata veritiera visto che i prodotti non ne avevano le specifiche peculiarità.”

Fra i prodotti con il più elevato numero di contestazioni per non conformità della caratterizzazione c’è la carne secca del Vallese IGP e la “Damassine” DOP, un’acquavite di prugne di Damasco.

Per i prodotti UE sono state emesse 192 contestazioni (27%) per caratterizzazione non corretta su 721 prodotti controllati. Il formaggio Parmigiano Reggiano, il formaggio Feta e il prosciutto di Parma sono i prodotti europei con il maggior tasso di contestazione.

Sono stati inoltre controllate le denominazioni “Montagna” e “Alpe” di 99 prodotti. Per 36 di essi (36%) le esigenze per potersi fregiare di tale appellativi non erano rispettate.

Gli organi di controllo hanno preso i provvedimenti del caso a seconda della natura delle mancanze, emettendo semplici avvertimenti o denunciando i casi alle competenti autorità penali.

La situazione è da correggere. Il laboratorio cantonale si rivolge dunque alle associazioni professionali toccate dalla problematica per “intervenire immediatamente per migliorare la situazione”. Dal canto loro i chimici cantonali continueranno a controllare e imporre misure di ripristino e sanzioni a tutela della protezioni delle denominazione e indicazioni, “per proteggere i consumatori da specifici inganni”.

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