
Germano Mattei ha presentato ieri un'interrogazione al Consiglio di Stato, chiedendo provvedimenti nei confronti del frontalieri che su Facebook ha inneggiato a Marko Tomic, uno dei giovani condannati per la morte di Damiano Tamagni. Per saperne di più vedi articoli correlati.
"Leggermente ironico che a presentare questo atto parlamentare sia il buon Germano Mattei che quanto a sbroccare su Facebook non sta indietro, come dimostra una certa vicenda di un paio di mesi fa", commenta Lorenzo Quadri sui social, ricordando quando lo scorso settembre il deputato di Montagna Viva apostrofò con insulti omofobi il collega di Gran Consiglio Daniele Caverzasio.
Nel suo commento su Facebook, Quadri ritiene che il Consiglio di Stato non interverrà contro l'autore del post incriminato: "Il CdS ha messo via a tarallucci e vino anche i post indegni di suoi dipendenti (vedi i docenti che paragonano il voto sulla civica al nazismo, vedi le performance di tale Ruggero D'Alessandro). Figuriamoci quando non è nemmeno datore di lavoro. Un ritiro del permesso G senza una condanna è difficile da immaginare. Già pronta la consueta frasetta preconfezionata: "sanzionarlo? Non c'è la base legale"! Non è nemmeno chiaro se lo schifoso post del frontaliere-pirla costituisca un reato in Svizzera, poiché il nostro codice penale (diversamente ad esempio da quello italiano) non contempla l'apologia di reato. (...) Quanto a dichiarare chicchessia persona non grata, è competenza del governo federale e non cantonale".
Secondo il Consigliere Nazionale leghista, non spetta al Governo bensì al datore di lavoro del frontaliere prendere provvedimenti "anche per il danno d'immagine arrecato. Non è certo inusuale che questo accada. Poiché il nome del diretto interessato è ampiamente circolato in rete, vedremo quanto il suo datore di lavoro sarà "responsabile" nei confronti del territorio su cui opera. Lasciare a casa il pirla d'oltreconfine ed assumere un ticinese al suo posto sarebbe un bel gesto di responsabilità".
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