Cerca e trova immobili
Sanità
Pronto soccorso sovraccarichi: "In Ticino attività intensa, ma nessun allarme"
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
4 anni fa
Roberta Petrino, primaria di medicina d'urgenza all'EOC, spiega la situazione in Ticino dopo l'appello lanciato alle autorità dalle associazioni di categoria.

I pronto soccorso svizzeri rischiano un sovraccarico di pazienti a causa della triplice epidemia di Covid, influenza e virus respiratorio sinciziale (RSV). A lanciare il grido di allarme oggi sono state la Società svizzera di medicina d'urgenza e di salvataggio (SSMUS) e l'Associazione latina di medicina d'urgenza (ALAMU), che in una nota congiunta hanno invitato le autorità politiche (governi cantonali, responsabili dei dipartimenti cantonali della sanità pubblica e direttori degli ospedali svizzeri) a fare di questo tema una priorità politica e istituzionale. Ma com'è la situazione in Ticino? Ne abbiamo parlato con Roberta Petrino, primaria di medicina d'urgenza all'EOC. 

"Situazione gestibile"

"L'appello delle associazioni a cui abbiamo partecipato è molto sentito perché la situazione è grave in molti paesi del mondo e il problema dell'affollamento si sta facendo sentire anche in Svizzera", spiega Petrino. "In Ticino stiamo ancora discretamente bene: abbiamo avuto un picco di accessi al pronto soccorso soprattutto nelle scorse settimane, quando c'erano alti contagi di Covid, in concomitanza con altri virus. Abbiamo avuto qualche difficoltà in più a trovare posti letto, ma siamo stati aiutati dal periodo natalizio in cui c'era meno attività chirurgica. Ce l'abbiamo quindi fatta a ricoverare i pazienti. Da questa settimana siamo tornati all'attività normale degli ospedali e si fa più fatica a trovare i posti letto. È una situazione comunque ancora gestibile: si attende forse qualche ora rispetto alla media prima di avere un posto letto, ma ce la facciamo".

La collaborazione tra ospedali

In questo contesto, prosegue il primario di medicina d'urgenza dell'EOC, è fondamentale la collaborazione tra i vari nosocomi. "L'EOC è un ospedale multisito, per cui ci si dà una mano da una parte e dall'altra. Se l'ospedale di Bellinzona è per esempio in difficoltà, può chiedere aiuto agli altri ospedali e viceversa. Nel limite del possibile si cerca di evitare di trasferire pazienti in altri ospedali per non arrecare disturbo ai pazienti o ai suoi famigliari. È comunque meglio avere un posto letto in un altro ospedale che non rimanere per ore sulla barella del pronto soccorso, dove i pazienti rischiano più complicanze".