
Dal prossimo gennaio, i pronto soccorso pediatrici di Mendrisio e Locarno non resteranno più aperti 24 su 24, ma solo tra le 8 e le 22. Una decisione, quella comunicata oggi, che ha generato perplessità da più parti. “Noi non faremmo niente che non migliori le cure pediatriche nel cantone”, spiega a Ticinonews il direttore dell’Ospedale Regionale di Bellinzona, Andrea Bressan, rispondendo alle critiche. “Non dobbiamo mischiare la chiusura notturna dei pronto soccorso di Mendrisio e Locarno con la qualità delle cure”. La casistica a cui si assiste “è davvero molto limitata, parliamo di 1.5 accessi notturni e nel 95% dei casi sono praticamente delle bagatelle. Per cui, ci concentriamo ad avere davvero la qualità nelle 14 ore in cui riusciamo a trattare il 90% dei pazienti”.
“Una situazione non sostenibile”
La novità comunicata oggi rientra in un progetto “che arriva da tre anni di lavoro e per il quale abbiamo coinvolto tutti gli attori del territorio”, prosegue Bressan. “Abbiamo creato questo dispositivo che riteniamo essere più valido e performante”. Vi è poi il tema dell’attrattività dei posti di lavoro. “Noi abbiamo dei medici assistenti e degli infermieri che non praticano, non vedono molti pazienti e dunque non migliorano”. In Ticino “siamo indietro di una decina d’anni rispetto a quanto viene fatto nel resto della Svizzera; altri cantoni con strutture multisito come la nostra hanno già fatto lavori di questo tipo e hanno visto che è un modello molto importante. Si va verso una carenza di medici e infermieri, per cui è importante che vi siano posti di lavoro attrattivi e che vi siano dei pediatri formati bene in futuro”. Per questo motivo “dobbiamo evitare di avere questo dispositivo durante la notte dove praticamente non usiamo le risorse a disposizione. C’è da dire che anche il personale è molto frustrato e da anni segnala che questa situazione non è sostenibile”.
“In caso di emergenza bisogna chiamare l’ambulanza”
E in merito ai dubbi sulle tempistiche ristrette in caso di emergenza, Bressan ricorda che quando c’è un’urgenza “occorre digitare il 144 e chiamare un’ambulanza. Bisogna evitare che familiari portino i piccoli pazienti, ad esempio da Claro a Bellinzona, rischiando di farli stare peggio. Durante la notte “ci sono i picchetti pediatrici per ogni distretto, ben formati. Per questo abbiamo concordato una presa in carico comune con i pediatri del territorio”.
Sguardo al futuro
L’obiettivo primario della decisione comunicata oggi non concerne tanto il contenimento dei costi, ma piuttosto “il miglioramento dell’organizzazione, che ci consentirà di fare dei pool di medici assistenti del Sottoceneri che da Lugano ruoteranno sulla sede Mendrisio”. In Ticino l’ambizione “è sempre di avere un ospedale pediatrico cantonale, che speriamo di realizzare, magari con la futura Saleggina, nei prossimi 10-15 anni. Vedremo poi cosa ci riserverà l’anno prossimo la pianificazione ospedaliera cantonale”. Occorre tenere a mente anche la denatalità. “Abbiamo una popolazione 0-16 anni di 53'000 unità. La curva demografica non parla tanto per la pediatria, quanto piuttosto per l’invecchiamento della popolazione. Andando avanti così, da qui a 10 anni il numero potrebbe scendere a 45’000”, conclude Bressan.
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