
Il numero dei contagi in Ticino negli ultimi giorni sta mostrando un aumento. Fortunatamente l’occupazione degli ospedali risulta invece stabile. I nosocomi ticinesi, però hanno alzato la guardia, a raccontarlo è Mattia Lepori, vice capo Area Medica dell’Eoc, intervistato da Teleticino.
“La situazione non è completamente tranquilla, anche perché sappiamo che c’è un certo ritardo dalla crescita dei contagi alla crescita dei ricoverati, per cui il dispositivo ospedaliero è pronto, modellato esattamente sugli stessi parametri con i quali è stato modellato nella seconda ondata, quindi pronti ad aumentare le capacità di accoglienza ospedaliera sia in reparto sia in terapia intensiva qualora fosse necessario”.
La situazione in cure intense, invece, com’è?
“Attualmente la percentuale di pazienti ricoverati in terapia intensiva è leggermente inferiore a quella a cui eravamo stati abituati nella prima e anche nella seconda ondata. Ci aggiriamo attorno a una percentuale del 10% dei pazienti totali, allorché eravamo finora abituati a lavorare con percentuali di 12-15% dei ricoverati che necessitavano di terapia intensiva. Anche qui sappiamo che c’è un effetto ritardo, tra i contagi e le ammissioni e tra le ammissioni e un peggioramento che necessita di un ricovero in terapia intensiva. Anche su questo fronte siamo pronti ad aumentare le capacità di accoglienza”.
Generalmente chi finisce in ospedale?
“Attualmente abbiamo lo stesso profilo che abbiamo osservato nella seconda e anche nella prima ondata, quindi pazienti con un’età superiore ai settant’anni. C’è un quarto dei pazienti attualmente nella fascia 60-69 anni, leggermente superiore a quanto avevamo osservato in precedenza. Ma stiamo parlando di cifre assolute piuttosto piccole, è difficile per ora dire se si tratta di una tendenza che avrà poi un significato dal punto di vista statistico. Grosso modo il profilo dei pazienti è simile, abbiamo probabilmente una leggera sottopresenza di pazienti over 80 e questo è un segno indiretto, molto probabilmente, dell’efficacia del vaccino”.
E chi ha un decorso così più grave che da richiedere di un ricovero in terapia intensiva?
“Qui il profilo è esattamente lo stesso, sono dei pazienti nella fascia dai 60 e gli 80 anni, non necessariamente con delle patologie pregresse. Sono delle persone che, al di là della fascia di età, non sono necessariamente accomunate dalla presenza di una malattia specifica sottogiacente”.
I giovani sono risparmiati dal ricovero o ci sono stati dei casi?
“C’è qualche caso estremamente sporadico di pazienti al di sotto dei 60 anni, ma rappresentano la gran minoranza per non dire l’eccezione”.
Mediamente per quanto tempo si rimane ricoverati?
“Questo è un dato che abbiamo dalla prima e dalla seconda ondata: se il decorso non richiede di una terapia intensiva, la durata di degenza media oscilla tra i dieci e i dodici giorni, mentre se la situazione è più complicata e necessita un ricovero in terapia intensiva, allora lì le degenze superano facilmente le tre settimane”.
Si parla anche di una maggior pericolosità delle varianti, le risulta?
“Quello che si sa dalle osservazioni, che sono per ora osservazioni preliminari, è che oltre alla maggior contagiosità queste varianti, certe di più certe di meno, sembrerebbero presentare anche un profilo di maggior gravità. Come dico, per adesso i numeri dei pazienti ricoverati è troppo basso per trarre delle conclusioni, ma sappiamo che questa informazione non è completamente infondata, quindi ci si può attendere che a pari numero di contagi ci sia un aumento del numero di pazienti che necessitano di un ricovero”.
La situazione è tesa in tutta Europa, come vede le prossime settimane?
“Sappiamo che fare delle previsioni sul medio e soprattutto sul lungo termine è impossibile. È chiaro, siamo in una fase di crescita, è difficile dire quale sarà la forma di questa onda. Si parla sempre del famoso picco: ci sarà un picco? Ci sarà un’onda che avrà una forma più appiattita e più prolungata? Se prendiamo la morfologia della curva dei contagi e dei ricoveri della prima e della seconda ondata, si è trattato di due fenomeni completamente diversi, quindi sapere quale sarà l’evoluzione di questa terza è molto difficile. Ci sono delle variabili come quella dei vaccini, ci sono delle variabili legate alla presenza delle varianti, quindi è veramente impossibile fare delle previsioni, l’unica cosa che possiamo fare è prepararci ed essere pronti nel caso in cui ci fosse un aumento dei ricoveri”.
In vista della Pasqua, è preoccupato?
“L’arrivo dei turisti andrà artificialmente ad aumentare la popolazione residente durante la settimana pasquale. Lo sappiamo, ne abbiamo tenuto conto, quindi dovremo fare i conti con un certo numero di persone che magari necessitano di una consultazione medica o addirittura di un ricovero ospedaliero e che non sono delle persone domiciliate in Ticino. Quindi questa è uno dei parametri di cui dobbiamo tenere conto nella programmazione delle capacità di accoglienza ospedaliera. Quanto al comportamento che le persone vorranno tenere a Pasqua, da parte nostra non c’è che da reiterare l’invito al rispetto di quelle regole che ormai dovremmo davvero conoscere tutti”.
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