
L'Università della Svizzera italiana prende posizione sul caso Manfred Hauke, professore della Facoltà di Teologia a processo per discriminazione e incitamento all'odio. Accuse che, ricordiamo, si riferiscono a un articolo pubblicato nel 2020 dalla rivista tedesca Theologisches, che vede il Hauke il proprio editore. "Senza entrare nel merito di un procedimento giudiziario ancora in corso, ribadiamo che l'USI e i suoi affiliati, basandosi sui loro valori di apertura e responsabilità, sono contrari a qualsiasi forma discriminatoria, sia essa basata sull'orientamento sessuale o sull'appartenenza etnica o religiosa. L'USI condanna qualsiasi forma di incitamento all’odio e si è recentemente dotata di un Codice etico (sottoscritto a settembre 2023 dal Senato accademico e a dicembre 2023 dal Consiglio dell'USI) per promuovere e diffondere i principi generali di comportamento di tutta la comunità universitaria".
"La libertà accademica non si declina in atti discriminatori"
L’USI, continua il comunicato, "non è implicata nel processo legale in corso, ciononostante, e pur non avendo il Professor Hauke un rapporto contrattuale con USI, il Rettorato ha già attivato una Commissione ad hoc, alla quale chiederà di determinare se il comportamento del Professor Hauke abbia violato i principi fondamentali dell’università ed il suo Codice etico (in collaborazione con il Comitato etico di FTL)". La libertà accademica "è un valore fondamentale per l’università, ma questa libertà non si declina in frasi o atti discriminatori ed offensivi”, sottolinea la Rettrice dell’USI Luisa Lambertini, citata nella nota. “Abbiamo un Codice etico da settembre 2023, è uno strumento prezioso: il Rettorato ha chiesto alla Commissione ad hoc di determinare se il comportamento del Professor Hauke e il suo ruolo nella diffusione di determinati messaggi abbiano violato i principi che ci siamo dati come comunità universitaria.”

