
"Quali obiettivi desidera raggiungere nel corso del suo primo semestre"; "Come si immagina il suo metodo di lavoro e il suo ruolo in qualità di procuratore generale";"A quali sue capacità, qualità ed esperienze potrà ricorrere e in quale modo";"Dove nota, in se stesso, l’esigenza di uno sviluppo o di un cambiamento personale alla luce degli obiettivi da raggiungere";"Dove si vede fra cinque anni".
Sono solo alcune delle domande fatte ai candidati alla Procura Generale da parte dell'Istituto di psicologia applicata della Zhaw di Zurigo e che sono state rese note dal Caffè nella sua edizione odierna. Domande che i candidati hanno ricevuto a casa alcuni giorni prima dell’appuntamento a Zurigo e per le quali hanno potuto preparare le risposte per iscritto. Quindi, nel giorno del test, i quattro aspiranti procuratore generale sono stati sottoposti, tra le altre cose, a una simulazione di colloquio con un dipendente della Zhaw cui andava rimproverata una mancanza lavorativa, sotto lo sguardo di due psicologi. Poi è partita un’altra serie di domande. In questo caso 300, tutte a "risposta chiusa", come ad esempio "preferisce il caldo o il freddo" a "è più importante il lavoro o la famiglia".
Il rapporto della Zhaw aveva premiato Emanuele Stauffer: tuttavia la commissione che valuta le candidature a procuratore generale aveva ignorato l'esito dell'assessment, dando la propria preferenza al PP Antonio Perugini.
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