
Una data precisa ancora non c’è. Ma presto anche i cinque procuratori finiti al centro della bufera che ha investito il Ministero pubblico saranno ascoltati dalla Commissione Giustizia e diritti. Riuniti stamattina a Bellinzona, i deputati hanno così dato seguito alla richiesta formulata dagli stessi. “Un atto dovuto”, è stato spiegato ai colleghi di Teleticino, dopo il pesante preavviso negativo formulato dal Consiglio della magistratura che tanto ha fatto discutere.
Data la delicatezza della vicenda, di più non trapela. Soprattutto sui contenuti della scorsa riunione, quando i commissari hanno ricevuto in audizione il procuratore generale Andrea Pagani e il presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser.
Ma il fatto che un quarto dei magistrati sia stato ritenuto non idoneo all’incarico solleva chiaramente molti interrogativi sul funzionamento della giustizia in generale e sul sistema delle nomine, che giocoforza si mischia spesso con logiche partitiche. Lecito insomma attendersi delle risposte pubbliche anche perché a palazzo di giustizia c’è chi vi lavora da tempo. Da informazioni raccolte da Teleticino comunque il giudizio, di cui si possono discutere metodi e toni, non sarebbe proprio un fulmine a ciel sereno. I cinque sarebbero più volte già stati ripresi. Tanto è vero che un sesto, bacchettato a sua volta, considerate le premesse avrebbe deciso spontaneamente di non ripresentarsi.
In attesa di risposte certe, oltre alla procedura delle nomine, la vicenda ha fatto emergere anche un’altra questione: la possibilità d’introdurre in Procura il lavoro a tempo parziale, così come avviene in altri Cantoni della Svizzera. La richiesta è stata formulata nei giorni scorsi attraverso una mozione della deputata PPD Maddalena Ermotti-Lepori, sottoscritta da 17 granconsiglieri di altri partiti. Sembra infatti che la scarsa presenza in ufficio di alcuni magistrati abbia contribuito al severo verdetto.
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