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Ticino
Processo Tobler bis: per l’accusa non ci fu estorsione
Redazione
16 anni fa
Il pg Bruno Balestra ha fatto cadere uno dei due capi d’imputazione. La difesa di Pedrotta ha chiesto l’assoluzione

Quando in un processo la parola passa all’accusa, alle parti civili e alle difese, per la requisitoria e le arringhe, è un po’come vedere scendere in campo una squadra di calcio. I protagonisti dopo essersi scaldati durante il dibattimento, sfoderano le loro caratteristiche migliori. C’è chi punta tutto sulla tecnica, chi gioca con foga agonistica e chi ci mette sia cuore sia la testa. E in un processo, così come in una finale di campionato dove la posta in gioco è elevata, non mancano le entrate a gamba tesa. Questa mattina, al processo bis per il caso di truffa a danno del giovane milionario Hansruedi Tobler, i panni del tecnico li ha vestiti il procuratore generale Bruno Balestra. Il magistrato nella sua requisitoria ha detto che il processo celebrato in questi giorni è ritornato in aula penale sanare un vizio di forma sorto nel dibattimento di due anni fa. “Oggi dobbiamo discutere della qualifica di reati che hanno lo stesso ordine di pena” ha sottolineato Bruno Balestra. Motivo per il quale, secondo il procuratore generale, bisogna essere coerenti con il giudizio di due anni fa e quindi condannare Italo Frignani, ex tutore di Tobler, a tre anni di reclusione ed Emilio Pedrotta, ex consulente di Banca Stato a Locarno, a una pena pecuniaria di 84 mila franchi. Ma questa volta per i reati di truffa e non per appropriazione indebita. Non è stato invece possibile, secondo l’accusa, stabilire se il 9 luglio di nove anni fa – nella sede locarnese della banca – vi fu estorsione. Punto che quindi Bruno Balestra ha lasciato cadere. Tornando alla metafora calcistica, chi ha giocato in attacco, è stato Brenno Canevascini, avvocato di Hansreudi Tobler. Per la parte civile, Italo Frignani era animato dalla smania di mettere le mani sul tesoro di Tobler. Ma l’affondo è arrivato quando ha parlato della posizione dell’ex direttore di Banca Stato a Locarno, Fabio Pedrazzini. “Se non venisse promossa l’accusa per estorsione a carico di Pedrazzini” ha detto Canevascini “sarebbe un pugno nello stomaco della giustizia, e – rivolgendosi al procuratore generale – chi ha orecchie per intendere intenda”. Un’entrata a gamba tesa che l’altro avvocato di parte civile, rappresentante la Banca, John Noseda ha cercato di parare. “E’inammissibile che si chiami in causa chi non siede sul banco degli imputati e non si può difendere” ha detto Noseda che ha aggiunto “i processi non si fanno nelle piazze o sui media, ma nei tribunali competenti, con le prove e con i mezzi del diritto”. Ma le scintille non si sono spente. Nella sua arringa, il difensore di Emilio Pedrotta, l’avvocato Giovanni Merlini, che ha chiesto l’assoluzione per il suo cliente, ci è andato giù duro. “Questa vicenda è un teatro dell’assurdo. Il mio cliente è vittima di un calvario. Sono nove anni che aspetta. E’inaccettabile una tale violazione del principio di celerità. “Se oggi siamo nuovamente a processo, con accuse più gravi – ha detto Merlini - è perché chi aveva delle responsabilità ha sbagliato. Due anni fa sarebbe bastato che il giudice sospendesse per qualche giorno il dibattimento. Invece dopo nove anni siamo ancora qua”. La Corte si riunirà domani in camera di consiglio. Nel primo pomeriggio è prevista la sentenza. [email protected]

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