
Dopo le divergenze fra gli imputati di ieri nuove divergenze oggi. Stavolta fra i periti. Al secondo giorno del processo Suva hanno fatto dibattere le valutazioni differenti che sono state espresse sugli immobili venduti sottocosto in cambio di tangenti. Il perito dell'accusa ritiene che i prezzi di vendita fossero troppo bassi. Il perito della difesa parlato invece di "parametri e previsioni troppo ottimistici". Il processo, ricordiamo, si è aperto ieri davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. Si tratta del primo processo riguardante lo scandalo immobiliare che nel 2005 ha interessato l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (SUVA). Alla sbarra si sono presentate sei persone, fra cui i due principali accusati, l'ex responsabile degli stabili della SUVA e un immobiliarista di orgine italiana residente in Ticino. Nel corso del dibattimento i due sono scambiati accuse reciproche.Tra i molti aspetti che il processo dovrà appurare, un fatto appare incontrovertibile. L'immobiliarista - stando all'accusa - avrebbe versato una bustarella di circa 1,1 milioni di franchi all'ex responsabile degli stabili della SUVA - un nidvaldese di 44 anni - dopo che quest'ultimo gli aveva venduto alcuni palazzi dell'istituto ad un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato. Il nidvaldese ha affermato davanti ai giudici che il denaro gli era stato offerto dall'immobiliarista quale provvigione. Una versione contestata da quest'ultimo secondo il quale, invece, il funzionario della SUVA avrebbe preteso denaro per portare a compimento le transazioni.Durante il confronto, il 46enne immobiliarista si è descritto quale vittima di tutta la vicenda. Durante i 98 giorni trascorsi in cella ha dovuto vendere in gran fretta buona parte dei suoi immobili perdendo milioni. "La procura voleva farmi fuori - ha precisato - ma non ci è riuscita". L'uomo, nato in Calabria ma cresciuto nei Grigioni e di formazione istallatore di impianti sanitari, ha nel frattempo risalito la china e può vantare - come egli stesso ha detto in aula - un portafoglio immobiliare di un valore oscillante tra i 50 e i 60 milioni di franchi. Stando all'atto d'accusa, l'ex funzionario della SUVA sarebbe riuscito a vendere all'immobiliarista - col quale più tardi ha fondato una società - edifici per un prezzo inferiore al mercato presentando perizie compiacenti redatte da altre persone coinvolte nella vicenda.Una di queste sarebbe stata stilata da un altro immobiliarista ticinese - che non figura tra i principali accusati - il quale ha detto di aver redatto per la SUVA semplici valutazioni che prendevano in considerazione gli scenari peggiori. L'uomo ha poi detto di essere praticamente rovinato a causa della pessima pubblicità derivante da questo caso. Sia i due principali attori di queste vicenda che gli altri 4 accusati - di età compresa tra 37 e 58 anni - riconoscono in parte i fatti. L'accusa rimprovera loro reati quali la truffa, la falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari, l'infedeltà nella gestione pubblica. Rischiano fino a cinque anni di reclusione.
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