
Prosegue il processo del San Salvatore. Dopo le richieste di pena della procuratrice pubblica Chiara Borelli (pene pecuniarie sospese tra le 180 e le 90 aliquote), questa mattina la parola è passata alle difese.
Il primo a prendere la parola è stato Fulvio Pelli, difensore del titolare di uno studio di ingegneria del Locarnese, coimputato del crollo avvenuto nella galleria l’8 giugno 2017. Semplice la tesi difensiva. L’ingegnere, membro di minoranza del consorzio titolare del mandato, non era responsabile dei lavori che avrebbero causato il crollo. Ma anzi, secondo Fulvio Pelli, la sua presenza tra gli imputati sarebbe solo frutto di una strategia della procuratrice pubblica, voluta per impedire che gli altri imputati scaricassero tutte le colpe “sul grande ingegnere” assente.
Da uno dei titolari degli studi di ingegneria, si è poi passati all’arringa di colui che è stato definito “l’ultima ruota del carro” dal suo stesso difensore, Carlo Borradori. Un addetto alla direzione lavori, che fino ad allora aveva costruito solo case o appartamenti e che fungeva da assistente del direttore del cantiere. L'uomo avrebbe dovuto controllare l’esecuzione dei fori di drenaggio, la cui mancanza sarebbe tra le concause del franamento. Ancora oggi non si spiega come possa aver creduto che questi fossero stati fatti, sebbene non fosse così. Borradori ha chiesto l’assoluzione del suo cliente. Da un lato perché non era e non poteva essere solo sua la responsabilità dei fori e perché appare “incomprensibile” come l’impresa di costruzioni non sieda al banco degli imputati. Se qualcuno ha fatto pensare al suo cliente che i drenaggi fossero completi, è stata l’impresa, ha detto Borradori.
Molto semplice la tesi difensiva di Felice Dafond, legale del terzo imputato, un responsabile di cantiere. L’uomo, nel periodo in cui si sarebbero dovuti realizzare i fori di drenaggio e quindi anche controllarne l’esecuzione, non era più al lavoro per una grave malattia. Inoltre, anche se fosse stato presente, quella dei fori non era la sua responsabilità. Per questo ne ha chiesto l’assoluzione.
Nel pomeriggio la parola passerà a Luca Marcellini, difensore dell’ultimo imputato, l’ingegnere per cui è stata chiesta la pena più severa, di 180 aliquote giornaliere.
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