
Si torna in aula per la terza volta sul caso di contagio di epatite C al Civico, avvenuto nel dicembre del 2013. Come anticipato dal Caffé, la Corte dei reclami penali (Crp) ha accolto negli scorsi giorni la richiesta di ricusa dell'Ente ospedaliero cantonale contro il giudice Siro Quadri, che aveva condotto il primo e il secondo dibattimento. In entrambi i casi il processo era terminato con una condanna dell'Ente, determinata da una "disorganizzazione" dell'EOC, che non avrebbe permesso di individuare l'autore delle infezioni ai danni di quattro pazienti. Le responsabilità di un tecnico di radiologia, che quel giorno non cambiò la siringa che aveva utilizzato per iniettare la soluzone fisiologica nella vena di un paziente, non sono mai state accertate. Questo perché non è prassi registrare ogni atto medico sanitario.
La Corte dei reclami, presieduta da Mauro Mini, ha ora accettato la ricusa del giudice perché con il suo modo di agire avrebbe dimostrato di aver già preso una decisione sulle responsabilità dell'EOC. A dire della Crp la seconda sentenza "conferma a posteriori i timori - sottolineati a suo tempo dai legali dell'Ente ospedaliero - che il giudice Quadri fosse predeterminato", ovvero fosse convinto ad emettere una sentenza di condanna.
La decisione della Crp può ora essere impugnata solo dal procuratore pubblico.
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