
Per tutta la giornata di processo non ha smesso un istante di prendere appunti sul suo quadernetto. Mentre i medici scandagliavano la sua psiche, Hans Peter Maier è rimasto quasi impassibile. Si è scomposto solo per lamentarsi con la traduttrice che dal tedesco aveva fatto una piccola imprecisione. Oggi era il giorno delle perizie psichiatriche sull’uomo reo confesso per l’omicidio di Matteo Diebold. Il compito è stato affidato a tre periti che oggi si sono alternati di fronte alla corte delle assise criminali presieduta dal giudice Mauro Ermani. Tre rapporti con tre conclusioni diverse in termini di gradi di responsabilità. Partiamo dalla prima perizia, quella ordinata dalla procura. Il dottor Carlo Calanchini ha descritto Maier come un uomo che soffre di un serio disturbo della personalità. Narciso, antisociale, dai tratti istrionici. Uno che se ne infischia delle regole e delle leggi. Secondo il perito dell’accusa, l’aggressione è avvenuta in due fasi . In un primo tempo Maier ha reagito impulsivamente. Ha afferrato l’arma e ha colpito Diebold. Ma dopo pochi secondi Maier è tornato lucido, e anche quando l’uomo gli è crollato di fronte in ginocchio sanguinante, Maier non si è fermato. Il perito ha così riconosciuto una lieve scemata responsabilità, solo per la prima fase dell’aggressione. E il punto centrale sarà proprio questo: riconoscere o meno una scemata responsabilità nel delitto.Un’ ipotesi che il professor Ugo Fornari, perito designato dalla famiglia della vittima, respinge con convinzione. Secondo Fornari, Meier era un narciso offeso e ferito che ha dovuto alleviare il suo dolore, e lo ha fatto semplicemente eliminando la causa del suo male. Insomma, un atto articolato, quasi pianificato. Ma la sorpresa sta nella terza perizia, quella ordinata dal giudice in un secondo tempo. Secondo il dottor Frei, Maier non è così lontano dalla normalità. Certo un uomo di sangue freddo, ma non una persona particolarmente disturbata a livello psichico. “Se avesse veramente voluto eliminare Diebold lo avrebbe fatto in un altro modo, ha spiegato il perito, le modalità mi fanno andare nella direzione di un atto emozionale.” Un tesi che si traduce in una scemata responsabilità di grado medio. Tre perizie, dunque, molto diverse. E con pesi diversi in termini di responsabilità e quindi di commisurazione della pena. Certo, sempre che la corte non sposi la tesi del movente economico. Caroline Roth
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