
Non un genio della finanza, ma sicuramente uno che sapeva convincere le persone. Questo è Kurt Albert Breit, il cinquant’enne tedesco a processo oggi, alle assise criminali di Locarno a Lugano, per aver creato una voragine di oltre 24 milioni di franchi attraverso la sua società: la ISB Investement Service di Magadino. Breit è accusato dal procuratore pubblico Giovan Maria Tatarletti di ripetuta truffa e ripetuta falsità in documenti a danno di 603 investitori. Tutta gente che aveva affidato all’imputato, tra il gennaio del 2003 e l’ottobre del 2004, somme di denaro in cambio di fantomatiche performance da capogiro, grazie alla gestione di fondi d’investimento. Guadagni garantiti, trasparenza e rischio zero raccontava Breit ai suoi clienti. In realtà, quella messa in piedi dall’accusato, difeso dall’avvocato Enrico Bonfanti, era una vera e propria catena di Sant' Antonio. Un modus operandi che affonda le sue radici in Germania, nel 2000, quando Breit si lancia nel mondo della gestione patrimoniale fondando una società. “Non dico che si è messo a vendere spazzatura, ma i prodotti che offriva erano quantomeno dubbi” ha affermato in aula il presidente della corte Claudio Zali. “Trattavo fondi con ottime performances in un periodo di euforia della borsa” ha dichiarato in aula l’imputato. Performances così buone che presto si sparge la voce e i clienti si moltiplicano. “Ogni giorno arrivavano in 5 o 6, ma allo stesso tempo dovevo tenere d’occhio le operazioni in borsa, che cominciavano ad andare male” ha spiegato l’accusato. Insomma il cinquantenne tedesco, che ha ammesso le sue responsabilità, non stava più dietro al meccanismo che lui stesso aveva costruito. Per tenere buoni gli investitori, Breit immetteva dati fasulli in una banca dati online, dove figuravano finti guadagni e operazioni inesistenti, tenendo all’oscuro i suoi clienti dal disastroso andamento delle operazioni. Ma l'accusato era convinto di poter rientrare. Talmente convinto che utilizzava i soldi dei nuovi clienti per coprire i buchi. Tutto ciò accadeva in Germania, fino al tracollo della società da lui fondata. “Poi decide di trasferirsi in Svizzera, magari per sfuggire a un arresto o stare lontano dai suoi clienti” ha chiesto il giudice Zali. Ipotesi negata dall’imputato che nel 2002 fonda la ISB di Magadino ma, per dirla con le parole del giudice “non ha imparato nulla dall’esperienza tedesca” perché il cinquantenne continua ad operare esattamente allo stesso modo: raccoglie i soldi, promette guadagni ma crea i buchi. A procurargli i contatti a volte sono gli stessi clienti che diventano procacciatori di nuovi investitori. Ad alcuni di loro Breit ha anche versato delle provvigioni. Come nel caso di un cliente, definito dal giudice Zali “il miracolato”, che ha affidato all’imputato poco più di 5'000 euro per riceverne in cambio oltre 160'000. Un’ eccezione tra le seicento persone truffate. Il dibattimento riprenderà domani mattina. La sentenza potrebbe già giungere in serata. [email protected]
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