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Ticino
Primo colpo di pala per l’acquedotto a lago del Mendrisiotto
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
3 anni fa
A Riva San Vitale hanno preso il via i lavori preliminari per la nuova stazione di potabilizzazione a lago. Un progetto che in futuro garantirà un approvvigionamento d'acqua sicuro e duraturo a tutta la regione.

Pale e ruspe hanno dato simbolicamente il via oggi ai lavori preliminari per la costruzione della nuova stazione di captazione e potabilizzazione a Lago dell'acquedotto regionale del Mendrisiotto. Un'opera attesa, ma anche discussa da decenni, resa ancor più urgente alla luce delle ultime estati siccitose. "50 anni fa i comuni del Mendrisiotto si resero già conto che vi era un problema di approvvigionamento idrico e si cominciò a parlare di una messa in rete degli acquedotti e di andare a pescare acqua nel lago”, ricorda Marco Romano, presidente del Consorzio ARM. “Ci sono voluti 50 anni per mettere tutti d'accordo per svolgere i vari iter. È un tempo lungo, ma è un processo maturato e costruito. È un’unione di tutto il Mendrisiotto per far fronte a un problema reale, la mancanza di acqua”.

Un progetto per un’intera regione

Un progetto che unisce un’intera regione, che è stato salutato dalla presenza di quasi tutti i sindaci del Mendrisiotto ed è stato sostenuto non solo finanziariamente dal Cantone. “Il Cantone ha proceduto alla pianificazione in modo da realizzare un'opera che serva tutto il Mendrisiotto, una rete di condotte che porterà l'acqua del lago ovunque sarà necessario”, sottolinea il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. “Ci sarà un approvvigionamento sicuro, duraturo. Speriamo di aver risolto definitivamente i problemi accentuati dalle siccità degli ultimi anni”.

Una fonte che sarà sempre più utilizzata

L'acqua del lago, precisa il consigliere di Stato, cresce di importanza e va pian piano a soppiantare acque più sensibili ai cambiamenti climatici, come le sorgenti e quelle di falda. In Svizzera, infatti, circa il 20% dell'acqua consumata già oggi viene pompata da un lago. Una percentuale che nel distretto più a sud del Paese in futuro sarà del 60%, con il resto del fabbisogno che continuerà ad essere garantito dalle fonti attuali, spiega ancora Marco Romano: “"Per legge ogni comune deve avere una complementarietà e una diversificazione delle fonti, ossia avere più possibilità di approvvigionarsi nel caso in cui vi siano dei problemi. L’acquedotto a lago dà a ogni comune una seconda fonte e permetterà di colmare i picchi di consumo soprattutto durante l'estate. Le altre fonti rimarranno in funzione”. Se non ci saranno intoppi, la popolazione momò potrà vedere sgorgare dai propri rubinetti l'acqua del Ceresio già verso la fine del 2026.