
La tregua è finita. Il nemico comune è stato sconfitto e ora nel partito democratico si apre la resa dei conti. Il messaggio lanciato da Alexandria Ocasio-Cortez il giorno dopo il trionfo di Joe Biden segnala inequivocabilmente che sono in arrivo le prime grane per il neo presidente degli Stati Uniti.
Grane interne alla galassia democratica, con la sinistra del partito che adesso presenta il conto per il contributo dato alla vittoria. E chiede di rivestire un ruolo importante, se non determinante, nella stesura del programma di governo. Ma anche di occupare posizioni chiave nella futura amministrazione, con poltrone che risultino decisive nell’indirizzare la politica del Paese.
Biden così si trova subito davanti a una matassa difficile da dipanare, perché le istanze dell’ala più liberale dei democratici rischiano di entrare in rotta di collisione con la sua idea di governo del dialogo. Un governo che tenga le porte aperte ai conservatori dialoganti, magari anche con la partecipazione al prossimo esecutivo di una o due personalità di estrazione repubblicana. Uno sforzo bipartisan che per Biden è motivato dalla necessità di riconciliare e riunificare un Paese spaccato in due da quattro anni di trumpismo.
Il partito democratico
Ma la giovane Ocasio, nella quale in molti tra i democratici ripongono le speranze per il futuro, mette in guardia il neopresidente: se i progressisti non avranno un peso specifico rilevante nei suoi programmi il partito democratico rischia di perdere, e perdere di molto, le elezioni di medio termine del 2022, quando sarà rinnovata parte del Camera.
Del resto il campanello d’allarme si è avuto col voto del 3 novembre, con i democratici che pur mantenendo la maggioranza hanno perso una manciata dei deputati. «È importante che il partito affronti la questione e si interroghi sul perché ha perso», ha sottolineato Ocasio, respingendo seccamente la tesi che la perdita dei seggi subita sia responsabilità dei progressisti che hanno cavalcato eccessivamente le proteste degli ultimi mesi, a partire da quelle del movimento Black Lives Matter (le vite dei neri contano).
Ma in questa partita interna ai democratici grande importanza riveste quanto accadrà in Senato, con i due ballottaggi del 5 gennaio in Georgia che decideranno chi avrà la maggioranza nella prossima legislatura. Se i democratici vogliono riconquistarla devono vincere in entrambe le competizioni, anche se a loro favore gioca il fatto di avere alla Casa Bianca un vicepresidente che riveste anche il ruolo di presidente del Senato. E in caso di parità nelle votazioni Kamala Harris potrà avere la parola decisiva.
Trump medita di scendere di nuovo in campagna elettorale
La partita in gioco è così alta che Donald Trump da qui al 5 gennaio medita di scendere di nuovo in campagna elettorale proprio in Georgia, da sempre roccaforte repubblicana, ma ormai divenuta una sorta di Ground Zero politico.
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