
Il comitato di sostegno al controprogetto all'iniziativa "Prima i nostri" ha scelto come simbolo dell'iniziativa il celebre personaggio di Pinocchio.
"Pinocchio: quale miglior simbolo per rappresentare chi per l’ennesima volta vuole illudere le cittadine e i cittadini ticinesi proponendo soluzioni che non si possono realizzare?" hanno scritto i co-presidenti del comitato in un comunicato stampa odierno (vedi articolo suggerito).
L'abbinamento "Prima i nostri - bugia" è stato successivamente ripreso anche dal presidente del Partito socialista ticinese Igor Righini, che affida la sua riflessione a Facebook.
La presa di posizione di Righini inizia da una riflessione: al pari di molti ticinesi che si recano in Italia a far la spesa per motivi economici, lo stesso vale per quegli imprenditori "che fanno una cosa analoga andando a cercare manodopera a miglior mercato oltreconfine".
"E allora perché l’economia dovrebbe far diversamente dai cittadini? Dovremmo forse costringere chi rischia dei capitali e imprende offrendo lavoro ad assumere costi maggiori quando può farne a meno?" sono domande che per Righini meritano un approfondimento.
Lo scritto del presidente del PS ticinese ha come obiettivo quello di evidenziare come l'iniziativa "Prima i nostri" non "abbia senso".
"È vero - prosegue Righini - molti imprenditori comperano dove costa meno. Ora, con l’iniziativa “Prima i nostri”, c’è chi vorrebbe fare marcia indietro pretendendo di obbligare l’economia a fare la spesa qui da noi. E fin qui ci sarebbe anche poco da eccepire. È legittimo proteggere chi vive e risiede da noi". Il problema, evidenza il presidente del PS, è che "le modifiche costituzionali che “Prima i nostri” vorrebbero introdurre sono difficilmente applicabili".
"Sarà difficile che il Parlamento possa tradurre degli obiettivi sociali generici indicati da “Prima i nostri” in una legge d’applicazione. Negarlo sarebbe come leggere il testo di questa iniziativa portando un paraocchi: la volontà declamata non basta. Bisogna anche tener conto dell’insieme che regola il mercato, con gli accordi bilaterali che il popolo svizzero ha approvato nel 2000, la libera circolazione delle persone in vigore dal 2002, compresa l’iniziativa del 9 febbraio 2014 “contro l’immigrazione di massa” tutt’ora oggetto di dibattito poiché conflittuale e di difficile applicazione".
“Prima i nostri”, quindi, non sarebbe sufficiente a tutelare il mercato del lavoro ticinese: "Anche se venisse introdotto nella Costituzione, l’annuncio non può né bastare né funzionare, perché solo a parità di salario si potrebbe pretendere che “Prima i nostri” possa funzionare".
Come nell'esempio della spesa, "se oltreconfine tutto continuerà a costare molto meno ci sarà sempre qualcuno che continuerà a fare la spesa in Italia: per convenienza o perché costretto dal debole salario che riceve. Anche chi potrebbe scegliere di fare la spesa da noi, continuerà comunque a comprare oltreconfine perché là costa meno e troverà sempre un buon motivo per farlo"
"Ed è questo il punto centrale - conclude Righini, che attacca frontalmente l'iniziativa - “Prima i nostri” non ha senso se non quello di fare gli interessi di quell’economia aggressiva fornendo una foglia di fico alle sue ingiustificabili pratiche. Come si può realmente pretendere di dare priorità a un ticinese, a un residente o a un “nostro” proponendo salari indegni vicini se non al di sotto della soglia di povertà, che non permettono di vivere in Ticino e che solo “gli altri” possono accettare?"
Righini conclude il suo intervento con un'ultima stoccata: "L’iniziativa “Prima i nostri” è una grande bugia: non facciamoci abbindolare".
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