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Ticino
"Prima i nostri!": tutti scettici
"Prima i nostri!": tutti scettici
"Prima i nostri!": tutti scettici
Redazione
10 anni fa
Negli editoriali dei quotidiani ticinesi di oggi si parla di vittoria del senso di disagio e della paura. "E ora?"

Sono stati diversi i temi sui quali siamo stati chiamati ad esprimerci ieri, ma comprensibilmente gli editoriali dei quotidiani ticinesi di oggi sono dedicati soprattutto all'oggetto che ha catalizzato la maggiore attenzione, ovvero l'iniziativa "Prima i nostri!".

Corriere del Ticino

"Il dilemma di chi governa e fa le leggi" titola il direttore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia, il quale sottolinea che il successo dell'iniziativa "Prima i nostri!", il 45% di consensi all'iniziativa contro il dumping (e l'affermazione del controprogetto) nonché il sì del Ticino all'iniziativa AVSplus "sono l'espressione di un grande disagio che da alcuni anni mette una buona fetta della popolazione sulla difensiva."

"I numeri dell'economia ticinese sono positivi, ma molti cittadini vivono una realtà percepita come pesantemente negativa, priva di garanzie nel presente e con scarse prospettive per il futuro" scrive Pontiggia, secondo cui si tratta di "un dilemma politico non da poco davanti al quale si trovano chi governa e chi fa le leggi."

"Chissà quante regioni europee invidiano la situazione economica del Ticino" rimarca ancora Pontiggia. "Da noi prevalgono invece un atteggiamento di rigetto quasi totale e un desiderio di dare un taglio netto a quel che è stato realizzato nell'era degli Accordi bilaterali."

Il direttore del CdT sostiene che "bisogna prendere atto di questo posizionamento di buona parte della popolazione e dell'elettorato" e trovare "degli elementi risolutivi", "altrimenti il disagio diffuso di trasformerà in una insofferenza altrettanto diffusa."

Chi governa e chi legifera si trova quindi di fronte a un dilemma, come già avvenuto per il voto del 9 febbraio 2014 sull'immigrazione di massa. "Attuare pienamente e fedelmente quanto voluto dalla maggioranza dei votanti priverebbe il Ticino di un motore di sviluppo e di crescita (un'economia più aperta grazie ai Bilaterali); ma non dare seguito alla volontà popolare getterebbe benzina sul fuoco del disagio e dell'insofferenza e molto verosimilmente moltiplicherebbe le proposte e le decisioni che spingono per una chiusura o per un arroccamento dell'economia e del mercato del lavoro" scrive Pontiggia, citando poi tutti i problemi di applicazione dell'iniziativa accolta ieri.

"All'impasse federale rischia quindi di aggiungersi un'impasse cantonale, in un clima di insofferenza montante tra i cittadini e di tensione crescente tra i partiti, indipendentemente dai numeri reali di un'economia che regge" conclude Pontiggia.

Giornale del Popolo

Un discorso simile lo tiene anche la direttrice del Giornale del Popolo Alessandra Zumthor, il cui editoriale inizia così: "Dopo il cantiere del 9 febbraio, si apre ora quello del 25 settembre?"

"Parrebbe proprio di sì, dopo il voto di ieri che ha premiato l'iniziativa popolare dell'UDC Prima i nostri" prosegue Zumthor. "Iniziativa che si preannuncia difficilmente applicabile e che quindi probabilmente richiederà, per potersi tradurre in pratica, ben più dei sei mesi di lavoro previsti dagli iniziativisti."

Secondo la direttrice del GdP, il voto di ieri rappresenta soprattutto "un segnale ancora più forte dal Ticino all'indirizzo di Berna, una sorta di monito, a favore del quale potrebbe aver giocato anche la soluzione "light" sul 9 febbraio adottata dal Consiglio nazionale mercoledì scorso."

"È come se la maggioranza in Ticino presumesse che la politica stia trovando scappatoie per eludere la decisione popolare, e quindi avesse deciso di sanzionarla" scrive Zumthor, secondo cui a favore dell'iniziativa hanno giocato pure "il titolo accattivante" e "il clima perennemente negativo" sul tema del lavoro in Ticino.

Zumthor sottolinea infine che, "sia come sia, a questo punto possiamo immaginare che quanto deciso dai ticinesi dovrà avere il suo peso nel seguito del lavoro politico che si farà a Berna sul 9 febbraio, a cominciare dal prossimo passaggio dell'iniziativa sull'immigrazione di massa al Consiglio degli Stati. Con quali risultati sarà da vedere."

La Regione

Il caporedattore de La Regione Aldo Bertagni esordisce dal canto suo con una frase del sociologo tedesco Ulrich Beck: "Al posto della comunanza indotta dalla penuria subentra la comunanza indotta dalla paura". Detta altrimenti, viviamo in un'epoca sociale in cui "la solidarietà della paura nasce e diventa una forza della politica"."

Questa frase "spiega bene, a nostro giudizio, quanto sta capitando da alcuni anni a questa parte in Canton Ticino ogni qualvolta si è chiamati a votare sugli stranieri" scrive Bertagni. "Quella di ieri, poi, è prova provata che la paura è ormai piattaforma di lotta e di governo per chi - come la destra ticinese - intende gestire il potere indisturbato grazie ai consensi generati da una falsa percezione."

Bertagni sottolinea poi che i ticinesi hanno chiesto che si faccia di più anche contro il dumping salariale, ma non in modo incisivo come chiedeva l'MpS. "Come dire, l'invasione dei lavoratori stranieri è un'emergenza e va trattata di conseguenza, mentre le condizioni di lavoro - dei residenti e degli stessi stranieri - certo ci preoccupano ma possono restare nel solco della normalità."

Il voto di ieri, quindi, "manifesta la paura ma non risolve il problema", scrive Bertagni, secondo cui "molto probabilmente si finirà nello stesso tunnel dove è caduto l'articolo 121a della Costituzione federale dopo il sì popolare del 2014 all'iniziativa contro l'immigrazione di massa."

"Prima i nostri è uno slogan efficace" conclude Bertagni. "Peccato però che l'efficacia in questo caso sia necessaria solo a generare la "comunanza della paura" mentre si è ben lontani dal constatare una comunanza data dalla penuria di lavoro, denaro, opportunità sociali e culturali."

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