
In attesa di incontrare il governatore lombardo Roberto Maroni per discuterne a quattr'occhi, il presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli ha rilasciato una lunga intervista al portale Varesenews.it nella quale spiega l'iniziativa "Prima i nostri" e i motivi che hanno spinto i cittadini ticinesi ad approvarla in votazione popolare, lo scorso 25 settembre.
In Italia, come noto, in molti hanno letto il risultato delle urne come un segnale di chiusura del nostro Cantone, ma Beltraminelli non concorda con questa visione.
"In Ticino lavorano oltre 62’000 lavoratori transfrontalieri italiani che costituiscono un‘importante risorsa per l’economia del Cantone, ma nel contempo decine di migliaia di lavoratori italiani hanno opportunità di lavoro, anche a beneficio delle loro famiglie" dichiara Beltraminelli. "L’iniziativa approvata chiede sostanzialmente di dare preferenza per un posto di lavoro ai lavoratori locali qualificati prima di far ricorso a mano d’opera estera. Mi preme sottolineare che, anche con questa misura, il Ticino resterebbe comunque una delle economie più aperte in assoluto a livello europeo. Mi sembra quindi inappropriato, dati alla mano, parlare di chiusura. Quello che è certo è che i ticinesi hanno espresso un chiaro segnale di malessere nei confronti di fenomeni recenti quali il dumping salariale e l’effetto di sostituzione di mano d’opera locale."
Il presidente del Consiglio di Stato ribadisce poi l'importanza dei frontalieri per il nostro Cantone. "Il Ticino è una terra di integrazione" afferma. "La nostra storia e le nostre esigenze ci hanno sempre portati a confrontarci con un’alta percentuale di lavoratori stranieri, ma con un equilibrio e uno spirito che hanno permesso una certa prosperità, senza particolari tensioni sociali, anche grazie ad un sistema scolastico che favorisce tale processo di integrazione. Il mondo economico – e anche quello politico – sono davvero convinti dell’importanza dei lavoratori frontalieri per l’economia cantonale; quel che ci preoccupa, però, è che il numero di queste persone è raddoppiato negli ultimi dieci anni, e che nel nostro Cantone oggi i lavoratori frontalieri si stiano avvicinando al 30% del totale. Questo fenomeno ha fatto vacillare l’equilibrio, creando una crescente apprensione fra i cittadini, che sono confrontati con un’accresciuta concorrenza e spesso anche con una forte pressione sui loro salari."
Beltraminelli si dice infine fiducioso in vista dell'incontro con Maroni, ricordando che il Ticino rimane uno dei maggiori datori di lavoro per la Lombardia. "Ci sono molti temi sui quali lavorare insieme" dichiara. "Proprio per questo abbiamo sottoscritto una convenzione che rafforza la collaborazione fra Ticino e Lombardia e che dovrebbe permetterci di collaborare in maniera migliore nel prossimo futuro."
Intanto a livello cantonale l'applicazione dell'iniziativa "Prima i nostri" registra una prima battuta d'arresto. Come riferisce la RSI, il tavolo di lavoro previsto per questa settimana dal Consiglio di Stato è stato rinviato. Prima di iniziare le discussioni, si vuole infatti attendere la decisione dei deputati della Commissione della gestione, i quali vorrebbero istituire una sottocommissione ad hoc. I tempi rischiano quindi già ora di allungarsi.
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