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Prima i nostri, "per Pinoja il regalo atteso dal 2015"
Prima i nostri, "per Pinoja il regalo atteso dal 2015"
Prima i nostri, "per Pinoja il regalo atteso dal 2015"
Redazione
10 anni fa
Preferenza indigena nel settore statale e parastatale, i Verdi si rallegrano: "I nostri atti usciranno dai cassetti"

In un’intervista alla Regione, il capogruppo UDC e presidente della neocostituita commissione per l’applicazione dell’iniziativa “Prima i nostri” Gabriele Pinoja ha annunciato di voler presentare una mozione per l’attuazione del principio della preferenza indigena nel settore statale, parastatale e sussidiato.

Dichiarazioni che i Verdi del Ticino accolgono con estrema soddisfazione: "Finalmente gli atti parlamentari presentati da Michela Delcò Petralli e dal Gruppo dei Verdi in Gran Consiglio usciranno dai cassetti e saranno dissotterrati dalla polvere", fanno sapere gli ecologisti in un comunicato.

"Quanto presentato da Pinoja fino ad ora non è nulla di nuovo, basti pensare all’iniziativa parlamentare generica e alla mozione del marzo 2015 in cui si chiedeva l’applicazione del modello di Ginevra non solo nel settore statale e parastatale, ma anche in quello sussidiato per gli enti di diritto pubblico, rimaste inspiegabilmente ignorate finora - puntualizzano i Verdi - Per quanto riguarda il settore sociosanitario e AET, il principio della preferenza indigena sul modello ginevrino sono già stati inseriti nel rapporto relativo ad una mozione di Gianni Guidicelli e nella legge su AET approvati dal Gran Consiglio".

Per gli ecologisti la grossa sfida sarà riuscire ad applicare il principio della preferenza al settore privato: "Troppi imprenditori, con la scusa del “non si trova manodopera residente” o “i residenti non sono formati”, continuano ad assumere frontalieri con paghe inadeguate per il Ticino".

"Per questo i Verdi, oltre all’iniziativa per l’introduzione di salari minimi dignitosi, avevano già presentato un’iniziativa parlamentare elaborata per la modifica della L-rilocc il 17 ottobre 2011 chiedendo l’obbligo di annunciare i posti vacanti agli URC. La proposta è stata bocciata in giugno, anche da UDC e Lega. Un’altra iniziativa a questo scopo, presentata sempre dalla nostra coordinatrice nell’ottobre 2015, è anch’essa ferma nei cassetti e ci auguriamo che stavolta i promotori di Prima i nostri la sostengano senza accampare scuse".

"Senza sapere quali sono i posti vacanti disponibili è infatti impossibile garantire che la priorità sia data ai residenti - fanno notare i Verdi - Dal 2005 al 2014 il numero delle aziende nel nostro cantone è quasi raddoppiato passando da 19’000 a oltre 37’000 ed è illusorio pensare di controllarle senza un obbligo di notifica agli URC. Con il vecchio sistema di preferenza indigena i controlli erano praticamente inesistenti e i permessi venivano concessi senza troppe lungaggini per vari settori dove solo i frontalieri si candidavano visti i livelli salariali infimi".

"Ancora oggi ci sono interi settori industriali dove la quasi totalità dei dipendenti sono frontalieri e dove addirittura i salari in alcuni casi sono calati fra il 2008 e il 2014. Alcuni di questi fanno parte dei settori definiti “promettenti” e sui quali il governo intende indirizzare il futuro sviluppo economico del cantone".

Per i Verdi occorre agire sui salari e occorre introdurre "criteri qualitativi chiari per le imprese che si stabiliscono in Ticino", altrimenti "la preferenza indigena rimarrà solo una pia illusione perché continueranno a svilupparsi settori basati su bassi salari accettabili solo da chi non vive sul territorio".

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