
Due giorni ed è già polemica. Sono per lo più riscontri scettici e preoccupati quelli che si alzano dal mondo turistico ticinese contro le ultime decisioni della speciale Commissione per l’attivazione dell’iniziativa popolare Prima i Nostri (vedi articolo suggerito). Nel mirino, in particolare, l’iniziativa parlamentare presentata martedì (che chiede l’introduzione della preferenza indigena per il personale dell’Agenzia turistica ticinese e delle Organizzazioni turistiche regionali), cosi come la mozione (presentata sempre martedì dai commissari) che propone di introdurre sgravi fiscali per le aziende che assumono personale residente. Particolarmente critico il presidente di Gastro Ticino e membro di ATT Massimo Suter.
“Mi sembra tanto un'iniziativa demagogica” spiega Suter a Teleticino. “Mi spiego: se io ho bisogno di qualcuno con esperienza accumulata all'estero non vedo perché devo precludermi la sua assunzione all’interno dell’ATT o degli OTR. Se un direttore svizzero va a lavorare a Dubai è un onore per la Svizzera, mi chiedo perché il contrario non possa funzionare”.
A bruciare il fatto che praticamente nessuno degli attori del mondo turistico ticinese sia stato coinvolto nella redazione di queste iniziative. “Non siamo stati coinvolti” conferma Elia Frapolli, Direttore ATT. “E francamente mi sembra un’iniziativa che non cambia niente rispetto ad oggi. All’interno dell’Att da anni siamo molto attenti ad assumere solo personale indigeno".
Un’iniziativa salutata con poco entusiasmo anche dal modo alberghiero e da quello dei campeggiatori. “Neanche noi siamo stati coinvolti” ha aggiunto Lorenzo Pianezzi per Hotellerie “Penso che per aumentare la percentuale di residenti nel settore turistico si debba agire alla radice e non alla foce, rendendo attrattiva la nostra realtà partendo dai giovani apprendisti”.
E l’ipotesi di introdurre sgravi per le aziende che assumono residenti? “Difficile” commenta Suter. “Il fatto è che il nostro settore non è attrattivo per i ticinesi (orari pesanti fino a tarda notte, lavori irregolari anche durante il weekend…). Dico da subito che non è una questione economica perché noi non abbiamo nessun vantaggio ad assumere frontalieri avendo un contratto collettivo nazionale di lavoro. Semplicemente, il ticinese ci snobba e non è con iniziative come queste che si risolve il problema”.
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Romano Bianchi
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