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Ticino
Prima i nostri, l'UDC sta con Pronzini
Prima i nostri, l'UDC sta con Pronzini
Prima i nostri, l'UDC sta con Pronzini
Redazione
10 anni fa
I democentristi elogiano il deputato che vuole allargare il concetto di licenziamento abusivo: "Il muro dell'opposizione comincia a sgretolarsi"

Mentre stanno riprendendo i lavori in Gran Consiglio, l’UDC ha comunicato di avere preso atto con soddisfazione che il granconsigliere Matteo Pronzini ha "finalmente capito che 'Prima i nostri' costituisce un passo decisivo e concreto per la protezione dei salari di chi vive in Ticino e per la salvaguardia di un mercato del lavoro sano e concorrenziale."

Il deputato del MPS proporrà quest'oggi di mettere in pratica il mandato al Cantone contenuto nel nuovo articolo 14 inserito nella Costituzione Cantonale con il voto popolare di “Prima i nostri!”.

L’UDC si rallegra che, "il muro dell’opposizione preconcetta e strumentale dei partiti del NO cominci a sgretolarsi. La proposta Pronzini smentisce PLR PPD e PS che per mesi e mesi hanno gridato ai quattro venti che l’iniziativa “Prima i nostri!” era inattuabile."

I deputati democentristi assicurano quindi che sosterrano la proposta di Pronzini di chiedere al parlamento federale di modificare il Codice delle obbligazioni in modo da inserire il divieto dei licenziamenti di sostituzione e del dumping salariale.

Il partito informa inoltre che il Consigliere nazionale Marco Chiesa, dal canto suo, proporrà nella prossima seduta del parlamento federale a fine novembre un atto parlamentare in questo senso, tra l’altro già in elaborazione, e coinvolgerà Pronzini nella sua stesura definitiva: "L’auspicio è che tutte le forze politiche che rappresentano il Ticino a Berna lo sottoscrivano contribuendo a concretizzare il mandato costituzionale cantonale e l’iniziativa “Prima i nostri!”."

Al granconsigliere MPS, i democentristi rivolgono un invito "a sostenere e a fare sostenere dai deputati della sua area anche le altre proposte che scaturiscono dall’iniziativa “Prima i nostri!”, in particolare la preferenza indigena applicata realmente alle aziende statali e parastatali, ma anche all’economia privata, soprattutto quella che dipende dai sussidi e dalle commesse pubbliche." E non finisce così: "Un'altra misura che chiediamo a Pronzini (e a tutti i politici ticinesi) di sostenere, è la sospensione immediata di tutte le facilitazioni d’entrata che il Consiglio di Stato ancora concede a padroncini, distaccati e altri frontalieri nonostante l’Italia violi tutti i giorni i trattati bilaterali; secondo l’accordo di libera circolazione, il doganiere italiano deve chiedere al padroncino o al distaccato in uscita la fattura del lavoro fatto in Svizzera per controllare se queste prestazioni vengono dichiarate alle imposte italiane. Ebbene l’Italia non ha mai ottemperato a questo suo obbligo contribuendo alla concorrenza sleale delle ditte italiane che, non pagando tasse, possono buttare fuori mercato le ditte concorrenti svizzere."

L’UDC preannuncia quindi di fare pressione sul Consiglio di Stato affinché "metta in pratica immediatamente tutte le misure per evitare che i nostri cittadini vengano licenziati a seguito di una decisione discriminatoria di sostituzione della manodopera indigena con quella straniera (effetto di sostituzione) oppure debbano accettare sensibili riduzioni di salario a causa dell’afflusso indiscriminato della manodopera estera (dumping salariale), come recita il nuovo art. 14 lett. j della Costituzione cantonale."

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