
Dietro alla legge che verrà presentata ai ticinesi tra pochi giorni, si cela anche il volto di Yves Nidegger, consigliere nazionale, democentrista, noto avvocato ginevrino, specializzato in diritto del lavoro. Con Marco Chiesa, durante la sessione primaverile delle camere federali, ha lavorato al testo di Prima i Nostri. Ed è persuaso di aver trovato la formula magica che non si scontrerà né con Berna né con Bruxelles. Né con eventuali ricorsi di lavoratori stranieri che si ritengono penalizzati.
La chiave: far sì che l’amministrazione non rilasci nuovi permessi di lavoro grazie ad una formula sufficientemente dissuasiva, che spinga i datori di lavoro a far capo ai residenti o agli stranieri che già oggi sono in possesso di un permesso. Solo in assenza di un’alternativa equivalente i datori di lavoro potranno assumere nuovi stranieri. Preferenza indigena dunque, attraverso la legge ma anche innescando una dinamica psicologica che dovrà scoraggiare eventuali ricorsi. L’esempio di Ginevra riguarda ad esempio la fondazione EMS, che raggruppa una serie di realtà medico-sociali sussidiate, strutture per anziani, su cui pende la minaccia dei finanziamenti statali, il che, nella scelta delle assunzioni, gioca un ruolo non certo secondario.
Di una cosa è certo Nidegger: nel freno all’immigrazione, ora la palla è nel campo dei cantoni.
L'intervista nel servizio di TeleTicino.
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