
Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni era stato chiaro a proposito di 'Prima i nostri'. "Il popolo sovrano si è espresso, viva la democrazia diretta - aveva ribadito dopo l'esito della votazione del 25 settembre scorso - Tuttavia la Regione Lombardia predisporrà le adeguate contromisure per difendere i diritti dei nostri concittadini lavoratori".
Nell'agenda di Maroni c'è pure un incontro con il presidente del Governo Paolo Beltraminelli per discutere della situazione (vedi articolo suggerito), nel frattempo, a una settimana dal voto, lo stesso presidente della Regione Lombardia è tornato a esprimersi sul tema.
Lo ha fatto in un'intervista al quotidiano Libero.it, dove ha ribadito il proprio rispetto per la volontà popolare. "Premesso che qualsiasi referendum merita sempre rispetto perché è sintomo di democrazia, l’esito della consultazione del Canton Ticino non avrà effetto immediato".
"Vedo un’operazione di politica interna dettata non da esigenze di sicurezza ma di “pancia”, più che un vero e proprio attacco ai nostri frontalieri - ha rimarcato Maroni - Senza i nostri lavoratori l’economia ticinese andrebbe in crisi".
Maroni non appare molto preoccupato dell'applicazione dell'iniziativa popolare 'Prima i nostri': "Ricordo che due anni fa l’intera Svizzera tenne un identico referendum (il 9 febbraio, ndr) il cui esito non fu mai applicato".
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