
Prima i nostri: la domanda non è più “si può fare”, ma piuttosto “come si può fare”. E la risposta dovrà darla Norman Gobbi.
In commissione della legislazione, la legge di applicazione all’iniziativa UDC è al vaglio dei deputati. La proposta è quella di rilasciare permessi di lavoro per stranieri solo e soltanto alle aziende in grado di dimostrare di non aver trovato personale residente. Più facile a dirsi che a farsi, a quanto pare.
Lasciando stare la conformità della proposta con la Legge Federale, un punto sul quale ognuno ha detto la sua ed i pareri divergono, la vera gatta da pelare sarà mettere il tutto in pratica. Gobbi, convocato in legislazione, dovrà spiegare di che strutture e di quanto personale avrà bisogno per applicare l’eventuale preferenza indigena. Stiamo parlando, tra nuovi e rinnovi, di 20mila permessi all’anno, mica bruscolini.
Per ognuno bisognerebbe verificare se davvero in Ticino non vi è personale residente adatto e se i salari offerti sono conformi. Un po’ come già si fa per i permessi relativi agli Stati terzi. Solo che sono moltissimi di meno.
C’è poi una seconda domanda che alcuni commissari vorrebbero fare a Gobbi: che disposizioni darà ai suoi funzionari? I bilaterali sanciscono una cosa, mentre la Legge di applicazione un’altra. I funzionari del Dipartimento delle Istituzioni, alla prova dei fatti, applicheranno la legge Federale o quella Cantonale?
I dettagli nel servizio di Teleticino
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