
Alla fine il rosario contro il Pride di Lugano non c'è stato ma Helvetia Christiana, dopo più di un anno, ha ottenuto una piccola vittoria. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorso inoltrato contro la decisione del Municipio di non concedere l'autorizzazione per la recita.
L'Esecutivo aveva motivato tale decisione con ragioni di sicurezza (ovvero il possibile "conflitto" tra le due manifestazioni) ma per il Governo cantonale "il Municipio di Lugano ha abusato del margine di apprezzamento che la legge gli riconosce in questo specifico ambito, avendo fondato il suo diniego in maniera generale, senza essere stato in possesso di una domanda di autorizzazione scritta comprensiva di tutte le informazioni".
Insomma, si legge nelle 11 pagine con cui il Consiglio di Stato ha motivato la sua decisione "l’autorità comunale è andata oltre i suoi compiti" e "non ha valutato tutti gli elementi oggettivi in gioco". Prima di prendere una decisione, la Città avrebbe dovuto richiedere ad Helvetia Christiana una domanda scritta per poter organizzare la manifestazione.
Della questione, lo ricordiamo, si erano interessati anche i consiglieri comunali UDC Alain Bühler, Raide Bassi e Tiziano Galeazzi, i quali avevano inoltrato un'interpellanza al Municipio di Lugano per chiedere lumi sulle motivazioni che lo avevano spinto a non concedere l'autorizzazione all'associazione Helvetia Cristiana.
Il Vescovo di Lugano Monsignor Valerio Lazzeri non aveva nascosto la propria sorpresa dinnanzi alla richiesta di organizzare una preghiera contro il Pride. "Sono perplesso, soprattutto se penso alla natura della preghiera cristiana”, aveva dichiarato a Ticinonews.
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