
La "frangia barricadera" della Lega, che ieri ha votato contro il Preventivo 2017, tiene a precisare le ragioni che hanno portato a fare una scelta del genere, staccandosi dal resto del gruppo parlamentare.
"Il nostro No al Preventivo 2017 è frutto di un percorso politico e personale difficile e ponderato" si legge nella nota firmata dai deputati Boris Bignasca, Sabrina Aldi e Gianmaria Frapolli. "Il nostro No al preventivo parte dall’osservazione della grave crisi economica che colpisce le famiglie e le piccole e medie imprese ticinesi. Il nostro No al preventivo riguarda la nostra coscienza e la nostra idea per rilanciare questo paese che amiamo profondamente e che ha bisogno di un cambio di rotta".
In seguito i tre deputati citano Winston Churchill: “Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.
"Purtroppo il Canton Ticino" proseguono i tre deputati, "ha scelto da anni la via del “tassa e spendi” facendo aumentare i costi dello Stato per l’amministrazione e per i sussidi a tutti (stranieri compresi) in maniera incontrollata. Già diversi mesi fa abbiamo mandato a governo e commissione della gestione le nostre proposte per fare dei piccoli passi per diminuire la spesa dello Stato e conseguentemente riuscire ad aver quel margine fondamentale per ridurre l’imposizione fiscale e raggiungere gli altri cantoni, che già da anni purtroppo hanno una fiscalità più vantaggiosa della nostra".
I tre deputati precisano infine le loro richieste: "Noi chiediamo ad esempio l’eliminazione dei sussidi pubblici per gli stranieri con permesso B, la limitazione della spesa per gli asilanti a quanto ci viene riversato dalla Confederazione, il blocco delle assunzioni nell’amministrazione, la riduzione degli stipendi degli alti funzionari, il blocco della spesa per beni e servizi e infine l’approvazione di misure tese a bloccare la libera circolazione indiscriminata che in questi anni ha creato in Ticino un mercato del lavoro malsano".
Bignasca, Aldi e Frapolli concludono ribadendo la loro volontà, in quanto deputati, a mettere al primo posto "il benessere di questo paese e dei cittadini che hanno diritto di poter continuare a sperare nel futuro e per fare questo non ci piegheremo mai a qualsiasi diktat partitico o governativo, continuando ad esercitare la nostra attività liberamente".
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