
È stata prosciolta dall'accusa di lesioni colpose gravi la radiologa accusata di violazione dell'arte medica per non aver diagnosticato un tumore al seno di una paziente nel 2019, quando lavorava alla Clinica Moncucco. Riceverà un indennizzo di 28’800 franchi. Lo ha deciso la Corte delle assise correzionali presieduta dal giudice Siro Quadri.
Quell’esame non visto
La sentenza, si legge sul Corriere del Ticino, è stata pronunciata questa mattina dopo diversi giorni di dibattimento. Secondo la ricostruzione fatta, tra mammografia classica, mammografia 3D (tomosintesi) ed ecografia, il tumore nel 2019 era visibile solo in due delle 61 immagini della tomosintesi. Il nodo della questione è che la radiologa ha detto di non aver mai ordinato quell'esame e di non averlo quindi esaminato, non essendo a conoscenza della sua esistenza. Inoltre, secondo la perita, non era facile accorgersi che vi fosse un'anomalia.
Cosa ha detto la Corte
Per la Corte, in definitiva, non vi è certezza che la radiologa abbia visionato la tomosintesi e dunque, basandosi sui dati a sua disposizione, non ha violato l’arte medica non accorgendosi che vi fosse un tumore. La perita ha aggiunto che, senza tomosintesi, si sarebbe comportata esattamente come la radiologa.
Ci sarà un appello
L'avvocato Renzo Galfetti, legale della presunta vittima, ha già comunicato l’intenzione di ricorrere in Appello. La radiologa era difesa dall'avvocato Filippo Ferrari, mentre l'accusa è stata promossa dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas.

