
Il Tribunale Federale ha riaperto il caso di presunti maltrattamenti ai danni di un venditore ambulante, perpetrati da due agenti della comunale di Lugano. Come anticipato dalla Rsi, i giudici di Mon Repos hanno infatti annullato il decreto di abbandono stabilito dalla Magistratura ticinese, nonché dalla prima istanza cantonale di ricorso.
L'episodio risalirebbe all'agosto del 2015 e sarebbe avvenuto alla stazione di Lugano. L'uomo, un venditore di rose, sarebbe stato fermato dai due agenti, portato in un locale della stazione riservato alla polizia per perquisirlo e qui sarebbe stato obbligato a spogliarsi, gli sarebbero stati confiscati soldi (140 euro), per poi essere aggredito a schiaffi, pugni e calci. La versione dell'uomo è stata contestata dai due agenti, i quali sostengono di non essere in nessun modo coinvolti nei fatti.
Dopo un primo non luogo a procedere, il Ministero pubblico aveva aperto un'inchiesta, ipotizzando i reati di sequestro, abuso di autorità e lesioni. Ma nel 2018 l'indagine prese un nuovo corso sfavorevole all'accusatore privato. La Procura emanò infatti un decreto di abbandono. Una decisione che venne confermata anche dalla Corte dei reclami penali (Crp) poiché dall’inchiesta non sarebbero emersi elementi di reati contestabili agli agenti.
Ora questi verdetti vengono ribaltati dalla massima Corte svizzera. La palla torna quindi nel campo della Crp.
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