
Stando all'analisi di Gsl sulla diffusione del predatore, ogni branco può occupare un territorio fra i 200 e i 400 km2. Conseguenza di questo calcolo secondo il Gruppo, che si impegna “a livello politico per il diritto all’esistenza dei grandi predatori”, ci sarebbe spazio in tutta la catena alpina per 800 branchi, quota che si raggiungerebbe entro cinque anni.

“Sono stime realistiche”, commenta a Ticinonews il biologo Federico Tettamanti, titolare di Studio Alpino, ufficio di consulenza per la gestione dei mammiferi, degli uccelli selvatici e del loro habitat. “La popolazione di una specie selvatica come il lupo è destinata ad aumentare finché l’ambiente ne permette il sostentamento”. Quando questo livello sarà raggiunto, ci spiega Tettamanti, “la popolazione del lupo si autoregolerà. A quel punto, i lupi inizieranno a fare meno piccoli e i branchi diventeranno più piccoli”. Il numero di lupi dovrebbe quindi restare alto, ma costante: “Si vedranno dei saliscendi, ma la media rimarrà stabile”.
“Per convivere occorre regolare”
Benché la crescita della popolazione di questo animale sia destinata a un certo punto a fermarsi, un numero di lupi ancora più alto è uno scenario che farà sicuramente preoccupare molte persone. “È vero che il lupo rappresenta un problema per una determinata fascia della popolazione”, conferma Tettamanti. “Potrebbero esserci anche 800 branchi sulle Alpi, in base al livello di sopportazione dell’ambiente, ma questo livello non corrisponde necessariamente alla sopportazione della società”. Per questo motivo, secondo il biologo, occorrono degli interventi per contenere la popolazione del lupo, specialmente in soccorso al settore agricolo: “Se vogliamo convivere con il lupo, è essenziale effettuare una regolazione”

