
La nomina di Michela Ferrari-Testa a presidente del Consiglio d’Amministrazione di BancaStato, avvenuta a seguito del decesso di Bernardino Bulla, è finita al centro di un’interpellanza del granconsigliere Matteo Pronzini. Nel suo atto parlamentare il deputato Mps cita un recente servizio della Rsi, in cui si afferma che la scelta come presidente della 61enne “sembra rispondere anche a logiche partitiche - Ferrari-Testa è stata in passato granconsigliera per il PLR – ma meno a quella che dice sempre di volere dei profili tecnici per coprire tali posizioni”.
"La conferma di una triste pratica"
“Una ulteriore conferma che si è trattata di una scelta partitica e non legata alle cosiddette ‘competenze’ in campo bancario – si legge ancora – ci giunge dalle dimissioni del vicepresidente Luca Soncini”. Dimissioni "inoltrate contemporaneamente alla nomina di Ferrari-Testa”. Questa vicenda “non fa che confermare la triste pratica della spartizione partitica della direzione delle aziende pubbliche o parapubbliche che l’Mps ha sempre denunciato, chiedendo l’introduzione di criteri diversi e svincolati da logiche di appartenenza partitica”. Governo e Parlamento “hanno sempre opposto presunti criteri di competenza ed esperienza nel settore’. A parole, smentite in più occasioni, come questa, dai fatti”.
Le domande
Pronzini chiede al Consiglio di Stato quali sono state le ragioni "tecniche" e di “competenza” che hanno fatto propendere il CdA per la nomina alla presidenza di Ferrari-Testa e non, ad esempio, del vicepresidente Soncini. L'Esecutivo, scrive ancora il deputato dell'Mps, "condivide la scelta del CdA? È possibile sapere quali 'esperienze e competenze' concrete abbia maturato in ambito bancario la nuova presidente?" Pronzini domanda infine se non vi è il rischio che la Finma possa non approvare tale nomina.

