
Martedì la Confederazione ha proposto le sue misure. Questo dopo che lunedì il Cantone aveva emanato le sue direttive, meno restrittive rispetto a quelle richieste da Berna. Ieri diversi cantoni, specialmente quelli romandi, si sono dichiarati contrari al pacchetto di misure suggerito da Berna, che ritengono troppo invasivo, mentre commercianti e ristoratori ticinesi si lamentano per gli introiti persi in vista del Natale. Teleticino ha interpellato il dottor Franco Denti, Presidente dell’Ordine dei Medici, per avere il suo punto di vista su questa situazione.
La situazione sembra caotica. Dal punto di vista sanitario qual è il suo parere sulle misure proposte dalla Confederazione?
“Quello che si può condividere è che è un gran casino. Io come Presidente dell’Ordine dei medici avevo chiesto una chiusura a inizio novembre dei ristoranti, come per esempio fatto da Ginevra, per poter far passare delle feste natalizie in apertura. È evidente che la maggior parte delle infezioni avviene in dei cosiddetti “superdiffusori” del virus, in particolar modo nei luoghi di aggregazione. Oggi abbiamo raggiunto i 40 ricoveri in cure intense, che era il punto massimo della prima ondata, con 350 ricoveri complessivi, e questo preoccupa le strutture sanitarie”.
Se nella prima ondata ci siamo fermati quasi tutti con il primo picco, qui siamo in una situazione di “altopiano”, come è stato definito. Ma, per capire, se davvero si può arrivare volendo a 800 letti, dove sta il problema?
“Il problema è che la curva pandemica non sta scendendo e sta galleggiando su un falso piano, con l’R0 che anche oggi è superiore a uno: ogni positivo ne contagia quindi più di uno. Le misure non hanno portato i risultati sperati e noi ci troviamo quindi in una situazione critica. Bisognava forse chiudere prima per vivere meglio il Natale adesso. Ora siamo invece tutti nell’incertezza. Inoltre, sfatiamo il mito: possiamo aumentare i posti letto fino a un certo punto ma poi dobbiamo avere il personale che ci cura. Inoltre, l’aumento dei posti in ospedale rischia di escludere i pazienti non-Covid. Per questo motivo secondo me era meglio adottare misure più incisive. Il Canton Ginevra ha ridotto del 75% i ricoveri con queste misure”.
Riguardo ai ricoveri, sembra che il Governo abbia detto “state ricoverando anche persone che forse non è il caso di ricoverare”. Abbiamo capito bene?
“Sicuramente qualcuno ha fatto questa riflessione a livello governativo ma abbiamo dimostrato che non abbiamo ricoverato nessuno che non doveva essere ricoverato. Se più pazienti ricoverati in ospedale sono poi usciti rispetto alla prima ondata è perché sappiamo che prendere la malattia per tempo aumenta le chance di guarigione. Tuttavia, restiamo a livelli di occupazione preoccupanti. Il Ticino ha esperienza in questo campo e dobbiamo farla valere”.
Secondo lei dovremmo chiudere tutto quindi?
“No, non dovremmo chiudere tutto, ci vorrebbe una via intermedia tra quanto fatto dalla Germania e quanto dal Canton Ginevra. Un confinamento soft e temporaneo per abbassare la curva e permetterci di farci carico di quella che sarà una possibile terza ondata tra dicembre e gennaio, quando arriverà l’influenza e le strutture cantonali saranno si riempiranno ancora di più per questo motivo. Meglio essere attivi”.
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