
Due pelapatate, due lame di forbici, un frammento di specchio e sei coltelli. Questi gli oggetti ritrovati durante le perquisizioni alla Stampa, dopo la rissa del 1° maggio che aveva portato al ferimento di un detenuto. Il procuratore pubblico Andrea Pagani, scrive il Corriere del Ticino, ha terminato l’inchiesta e a breve la vicenda sarà dibattuta in aula alle Criminali di Lugano - probabilmente dal 26 maggio - durante il processo sul traffico di droga denominato “Rio”. Due dei protagonisti della rissa, infatti, figurano tra i sei imputati rinviati a giudizio per il traffico di sei chili di cocaina proveniente dall'Italia. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la lite alla Stampa sarebbe scoppiata la mattina del 1° maggio nella palestra della prigione tra un sudamericano e un albanese 21enne. Quest’ultimo nel pomeriggio sarebbe salito al secondo piano della sezione per fare una telefonata. Ma si sarebbe portato un bastone per difendersi da eventuali attacchi del sudamericano che aveva la cella vicino agli apparecchi telefonici. Poi è scoppiata la rissa tra i due, a cui si è aggiunto poco dopo anche il fratello del 21enne albanese e due altri sudamericani. Insomma, uno schieramento tra due parti ben distinte, a cui si sono aggiunte altre persone, una ventina in tutto. Ad avere la peggio però è stato il fratello del 21enne albanese, un giovane di 23 anni, che è stato ferito all’avambraccio sinistro con lesioni all’arteria. Trasportato all’ospedale, il 23enne è stato ricoverato per quattro giorni. L’avvocato Alberto Pasciuto, il legale del giovane, si è detto “preoccupato per il fatto che le lesioni potrebbero avere esiti permanenti al tendine”. I due fratelli albanesi dovranno rispondere delle accuse di aggiuntive di aggressione, subordinatamente rissa, mentre l’autore dell’accoltellamento è anche accusato di lesioni semplici. Durante le perquisizioni, come detto, sono stati ritrovati diversi oggetti, tra cui sei coltelli. Ma non è ancora chiaro se una delle armi sia stata impiegata nella rissa. Fabrizio Comandini: 'Sono solo preoccupato ma non sorpreso'“Sono solo preoccupato ma non sorpreso. Fabbricare un oggetto tagliente è molto facile. Con la nostra rotazione del personale e con la privacy di cui devono godere le persone condannate, intensificare i controlli significa soltanto fare qualche perquisizione in più. Non credo che con l’introduzione di controlli supplementari ci possano essere grandi risultati”. A dircelo Fabrizio Comandini, direttore delle strutture penitenziarie cantonali. Poi, precisa: “È impensabile tenere costantemente controllate tutte le celle e tutti gli spazi nei quali è facile nascondere qualche cosa. E avrebbe anche relativamente poco senso. È certo che all’interno di un penitenziario succedono le stesse cose che capitano nella società. Un litigio, se avviene all’interno di un penitenziario, crea quasi scandalo. Mentre se avviene di venerdì o di sabato sera fuori da una discoteca passa quasi inosservato”. Comandini però non vuole assolutamente minimizzare o enfatizzare quanto accaduto recentemente alla Stampa. “Effettivamente c’è stata una rissa e c’è stato un ferito lo scorso 1° maggio - termina il direttore -. Da lì a dire che non si possa far niente o che il penitenziario abbia le mani legate… allora è la società ad avere le mani legate”. Foto CdT Alessandro Crinari
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